mercoledì 12 dicembre 2007

UNA BUFALA LUNGA UN GIORNO / ESCE L'ORARIO FERROVIARIO E SMENTISCE LE RIVELAZIONI DI ITALIAOGGI. LA "NOTIZIA" SI E' SCIOLTA IN 24 ORE

Esce il nuovo orario ferroviario e Trenitalia smentisce i timori sollevati da ItaliaOggi. Una paginata di numeri e parole per dire che i treni non cambiano. Ecco il comunicato pubblicato da CalabriaOra. Una bufala insomma, quella a firma de Nolac, scodellata con tanto di dietrologie. Vogliamo scommettere che ora il bravo giornalista si precipiterà a chiedere scusa per la cazzata?

lunedì 10 dicembre 2007

CALABRIA PIU' LONTANA / DA LUNEDI CANCELLATI I TRENI TRA TORINO E REGGIO CALABRIA. L'AUTOLESIONISTICA DECISIONE FRUTTO DI UNA FAIDA POLITICA?

Se fosse vero, ci sarebbe da chiamare Tafazzi (quel tale che si massacra da solo i coglioni): "Il «ferroviere» numero uno, Mauro Moretti, ha deciso di annullare i treni che collegano il Piemonte con la Calabria, convogli che migliaia di persone utilizzano per spostarsi senza usare l'automobile. Un «viaggio della speranza», quelli degli Intercity 507 Torino-Reggio Calabria e 530 che dalla regione del Sud riporta nel capoluogo subalpino i «clienti» abituati a percorrere la lunga tratta anche in piedi. La novità scatterà a partire da lunedì prossimo, e in Calabria gira voce che questa sia una «manovra» architettata dal vertice delle Ferrovie «contro Agazio Loiero». Sì, il presidente della regione Calabria sarebbe l'obiettivo principale della decisione morettiana: Loiero apparirebbe come un «cane sciolto», politicamente, e il malcontento dei viaggiatori (tutti calabresi) potrà essere addebitato al suo «scarso peso» nei confronti dei palazzi romani. E pensare che il ministro dei trasporti, il «tecnico» portato dal Pdci di Oliviero Diliberto, è Alessandro Bianchi. Che come docente universitario conosce benissimo Reggio Calabria, e dovrebbe avere a cuore il sistema del trasferimento di chi ha lasciato la regione per andare a lavorare al Nord. Ma lui ora ha l'auto blu" (Pierre de Nolac, Italia Oggi, pubblicato da dagospia.com)

mercoledì 5 dicembre 2007

CALABRIA & MISTERI / I SEGRETI DEI SERVIZI SECONDO IL PROCURATORE MACRI'. "UNA PRESENZA NON INVESTIGATIVA MA CRIMINALE"

Il caso Fortugno non cessa di stupire. Stavolta a far parlare sono le dichiarazioni riportate dall'Ansa e dai giornali di Enzo Macrì, magistrato alla Direzione nazionale antimafia davanti alla Commissione parlamentare per la lotta alla mafia: "La ndrangheta non è la mente che ha deliberato l'omicidio Fortugno, un filone nel quale vanno inseriti l'attentato a Saverio Zavattieri, le minacce alla vedova Fortugno, e il caso Chiefari che in qualche modo fa parte della vicenda fin dall'inizio". Macrì, che ha la delega per la Calabria, tira in ballo i servizi di informazione: "in Calabria c'é una presenza dei servizi non a livello investigativo ma criminale ed è preoccupante".
Ora, se le affermazioni del magistrato sono fondate, l'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale si colloca in un contesto che supera il conflitto locale e si delinea come un intrigo di stato. Ma se la pista dell'abbraccio soffocante tra politica, sanità e cosche non basta a spiegare quell'assassinio, restano indefiniti i contorni della effettiva realtà in cui è maturata la decisione di compierlo. E finora su questo nemmeno Macrì avanza un'ipotesi. Qui la cronaca dell'audizione da CalabriaOra.

mercoledì 7 novembre 2007

L'ORDINE REGNA IN CALABRIA / DOPO DE SENA E DE MAGISTRIS TOCCA A MONSIGNOR BREGANTINI, PROMOSSO A CAMPOBASSO. IL PAPA NORMALIZZA LA CHIESA CALABRESE

Era appena stato nominato vescovo di Locri da Giovanni Paolo II, tredici anni fa, e lo incontrai a Roma per una intervista. Era stato a capo della Pastorale del lavoro in Calabria, e quando gli chiesi della fiera lotta degli operai della Montedison di Crotone che occuparono la fabbrica parlò di "radiose giornate". Così conobbi padre Giancarlo Bregantini. Poi lo rividi a Locri, che diceva messa con la scorta per le tante minacce. Che andava a trovare le famiglie delle vittime della ndrangheta. Che diventava presidente di una cooperativa pur di creare lavoro per i ragazzi. In tanti anni di testimonianza, padre Giancarlo ha aperto gli occhi al suo gregge, e chissà quanto ancora sarebbe servito il suo lavoro, la sua presenza. Ma il papa non la deve pensare cosi, visto che ha spedito padre Bregantini - non certo di sua volontà - a Campobasso. "E' sempre difficile obbedire", ha detto. Arrivederci padre Giancarlo, ci mancherà, in questa Calabria sempre più normalizzata.

martedì 30 ottobre 2007

LA STRAGE SOTTO CASA / SEMPRE PIU' TRAGICI I TENTATIVI DEI MIGRANTI DI ENTRARE IN EUROPA. DOPO I MORTI DI ROCCELLA NESSUNO SI VOLTI DALL'ALTRA PARTE

La tragedia appena accaduta sul mare calabrese è un problema che riguarda tutti: Europa in testa. Ma occorre far presto, e vincere le ipocrisie. Non si può lasciare che la gente muoia in mare tentando di sfuggire alla povertà e alla guerra. Secondo il rapporto Fortress Europe sulle coste italiane sono 10.000 gli annegati dal 1988. 500 nei primi nove mesi dell'anno. Un massacro. Un'ecatombe. E colpisce l'indifferenza davanti a tutto questo. Un pezzo di Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, che è anche una denuncia.
La notizia sul britannico The Independent. Qui il pezzo uscito sul sito dello spagnolo El Pais. Anche il quotidiano progressista francese Libération se ne occupa. Breve in cronaca per il portale di notizie svizzero SwissInfo

sabato 20 ottobre 2007

SABBIEMOBILI / IL PG DI CATANZARO AVOCA L'INCHIESTA WHY NOT E LA TOGLIE A DE MAGISTRIS. "DOPO L'ISCRIZIONE DEL MINISTRO, CONFLITTO D'INTERESSI"

La Procura Generale di Catanzaro ha avocato a se il procedimento conosciuto come Why Not, di cui era titolare De Magistris. Secondo il Pg facente funzioni, Dolcino Favi, una volta che nel registro degli indagati vi è finito il ministro della Giustizia Mastella, De Magistris avrebbe dovuto astenersi dal processo, in quanto la sua resistenza ai provvedimenti del ministro genera un conflitto d'interessi. Qui la cronaca di repubblica.it. Qui la reazione del magistrato, dal Corriere della Sera.
Una iniziativa destinata a far discutere. Anche perché, prima che Mastella fosse iscritto nell'inchiesta, vi fu chi parlò di conflitto di interessi, ma riferendosi proprio al ministro della Giustizia, che, potendo diventare indagato e agendo come ha agito, ha dato l'impressione di voler condizionare il corso delle indagini. Insomma, ancora un colpo di scena, in questa vicenda sbilenca, che però pare avviarsi, via Procura Generale, verso le sabbie mobili del diritto che tutto ingoiano e tutto digeriscono...

venerdì 19 ottobre 2007

* ULTIMISSIMA * / LIBERO RIVELA, ANSA CONFERMA: "IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA MASTELLA ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DELLA PROCURA DI CATANZARO"

Alle 15:52 l'Ansa conferma la rivelazione di Libero: "Il ministro della Giustizia Clemente Mastella, risulterebbe essere stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Catanzaro fin dallo scorso 14 ottobre nell'ambito dell'inchiesta 'Why not'. Il Guardasigilli - secondo quanto si è appreso - non avrebbe tuttavia ricevuto ad oggi nessun avviso di garanzia". Il ministro Mastella: ''Apprendo da notizie giornalistiche che sono stato iscritto nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Catanzaro" - dice Mastella in una nota. "Se cosi' è, e non dubito perché spesso alla stampa sono fornite notizie che dovrebbero essere riservate in quanto coperte dal segreto d'indagine - dichiaro di attendere serenamente gli sviluppi di questa situazione''.' 'La mia tranquillita' - sottolinea Mastella - deriva dal fatto di essere completamente estraneo alle vicende per le quali mi si muoverebbe addebito. Ribadisco, come ho avuto modo di ripetere a piu' riprese, di non essere mai stato iscritto a nessuna loggia massonica, ne' in Italia ne' all'estero, e di non aver mai partecipato a comitati d'affari o a singoli affari, come testimonia la mia trentennale vita pubblica e parlamentare nella prima, nella seconda e spero anche nella terza Repubblica''.

martedì 16 ottobre 2007

CALABRIA & MISTERI / MUORE BRUNO PICCOLO, UNO DEI DUE PENTITI DEL CASO FORTUGNO. "NESSUN SEGNO CHE CONTRADDICA L'IPOTESI DEL SUICIDIO"

Come in un giallo non ancora risolto, nel caso dell'omicidio Fortugno spunta un altro cadavere. Quello di Bruno Piccolo, 29 anni, trovato nella località delle Marche dove viveva sotto osservazione (qui una scheda dall'Ansa). Piccolo, assieme a Domenico Novella, era uno dei due pentiti dalle cui dichiarazioni hanno preso le mosse le indagini della procura. Secondo le informazioni ufficiali la tesi del suicidio sarebbe evidente, ma già dai primi commenti non si risparmiano gli interrogativi. (Alimentati dalle coincidenze: Fortugno ucciso il 16 ottobre 2005, alle primarie dell'Ulivo; la morte di Piccolo scoperta due anni esatti dopo, il 15 ottobre, a ridosso delle primarie del Pd). Comunque sia andata, è certo che da oggi il contesto del caso Fortugno diventa ancora più avvelenato e torbido. La reazione dell'onorevole Lumia: "Non si vuole la verità".
La cronaca del Corriere della Sera e un commento di Giovanni Bianconi. Un pezzo di Giuseppe Baldessarro su Repubblica riassume la storia di Piccolo. Il viceministro Minniti promette migliori tutele per chi collabora.
Intanto va avanti il processo in Corte d'Assise per la morte del vicepresidente del consiglio regionale. In questa pagina di CalabriaOra le novità dell'udienza e scenari da super-intrigo. Qui invece il punto sulle indagini a qualche giorno dal ritrovamento del corpo.

sabato 13 ottobre 2007

CALABRIA TUTTI CONTRO TUTTI / lNTIMIDAZIONI, MINACCE, DENUNCE E PROIETTILI. E UN CRONISTA DI CROTONE BASTONATO SOTTO CASA

L'aria si è fatta pesante in Calabria. S'era visto quest'estate, non è stagione di equilibri. La ndrangheta (di San Luca, e quindi il vertice dell'organizzazione) è impegnata in una sorta di guerra civile al suo interno. La politica locale, a destra come a sinistra, si divide come non mai e non esita a prodursi in tatticismi e manovre ad ogni livello. La giustizia viene ridotta a più miti consigli dagli interventi del governo. Tutti contro tutti si direbbe, in un clima sofferente, un'aria pesante in cui le minacce volano, e si intrecciano, e fanno pensare. Un clima che rende tutto possibile. Anche cose così: 1. Crotone, tre giorni fa. Un cronista del Quotidiano, Antonio Anastasi viene aggredito sotto casa da tre uomini mascherati e armati di bastoni. Antonio scrive di ndrangheta, e questo non deve essere piaciuto a qualcuno. 2. Roma, ottobre. Parlando alla Camera il deputato socialista Giacomo Mancini denuncia di aver subito minacce alla sua incolumità fisica. "Se qualcosa mi dovesse accadere considero mandanti morali Adamo, Bruno, Perugini, Ambrogio, Guccione e Covelli", e chiede di essere ascoltato dal procuratore antimafia Grasso. Immediata risposta degli interessati, con l'annuncio di una querela per diffamazione. 3. Catanzaro, ottobre. Rese note le minacce ricevute mesi fa dal deputato di Forza Italia Giancarlo Pittelli (indagato a Catanzaro da De Magistris). Buste con proiettili intercettate alla posta e il falso allarme di una bomba piazzata sotto casa. 4. Cosenza, settembre. Bruciata la macchina a Carlo Guccione, segretario Ds, che in quel momento é ancora in corsa per la candidatura alle primarie del Pd calabrese. 5. Locri, settembre. Ennesima lettera di minacce all'onorevole Grazia Laganà Fortugno. Nella missiva si fa riferimento a Guccione. "Finirai come la sua macchina". Gli inquirenti annunciano di coordinare le due inchieste. 6. Catanzaro, ottobre. Arrestato un giovane disoccupato che avrebbe ammesso di aver telefonato all'Ansa per dettare minacce al presidente della Giunta regionale Loiero. Quest'ultimo continua sistematicamente a ricevere minacce di morte insieme a Doris Lo Moro, assessore alla Sanità. 7. Cosenza. Intervistata dal Quotidiano, Eva Catizone usa "un paradosso, una figura retorica", parlando di Cesare Salvi come se fosse paragonabile agli assassini di Fortugno. Salvi querela per diffamazione. 8. Cosenza, ottobre. Incendiata l'auto a Franco Covelli, capogruppo Ds in Consiglio comunale.

martedì 9 ottobre 2007

CATANZARO VAL BENE UN GOVERNO / IL CSM RINVIA AL 17 DICEMBRE LA SEDUTA DISCIPLINARE. MASTELLA ALLA SINISTRA: "SE NON MI DIFENDETE E' LA CRISI"

Da New York il Guardasigilli cita Aldo Moro ("Non ci faremo processare nelle piazze") e alza il tiro della sua polemica: se la sinistra si vergogna di me, se pensa che sono un corrotto o un compromesso, allora lo dica e ci lasciamo; altrimenti mi difenda. Insomma un aut aut che scarica sulla vicenda Mastella (ex vicenda De Magistris) il peso di un ricatto che a prima vista appare sproporzionato. A meno che i fascicoli di Catanzaro e Potenza non nascondano chissà che...
In precedenza il Consiglio Superiore della Magistratura - che ieri avrebbe dovuto iniziare l'esame della richiesta di trasferimento del pm De Magistris avanzata da Mastella - aveva deciso un rinvio. Di nove settimane, fino al prossimo 17 dicembre. Una dilatazione temporale che - fa osservare Giuseppe D'Avanzo su Repubblica - suona come uno stop a Mastella, il quale chiedeva in via cautelare e con urgenza di sollevare De Magistris dalle inchieste...

sabato 6 ottobre 2007

LO STILE E' L'UOMO / A TELECAMERE SPENTE E MICROSPIE ACCESE IL POTERE E' ROZZO E VOLGARE. CHIARAVALLOTI: QUESTO E' UN PAGLIACCIO LO DOBBIAMO AMMAZZARE

- Questo è un pagliaccio, ha scomodato un sacco di gente, ha dato fastidio a un sacco di gente... clamore mediatico... Questo qua, se Dio vuole che le cose vadano come devono andare lo dobbiamo ammazzare, gli facciamo le cause civili per risarcimento danni e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana. Perché non voglio soldi, io. Tutto quello che riuscite a ottenere è vostro. Faccio una donazione col notaio. Uno non può fare una donazione? Ognuno non può fare i cazzi suoi?
- Tu sei un pazzo, liquido
- E non è bella come idea?
- Giustamente chi ci sta ascoltando pensa che sei un poco pazzo e ha difficoltà...
- E ma poverino... la cosa bella è che non abbiamo niente da nascondere, abbiamo tutto alla luce del sole.
- Ho capito, ma mettiti nei panni di chi è costretto ad ascoltarci, pensa che sei proprio pazzo
- E poverino penserà... Saprà con chi abbiamo a che fare... Se è cornuto non lo so, non ho prove su questo. Mi auguro che qualcuno ascolti e glielo vada a riferire. Indagheremo, anche in questa direzione.
- No, a me non me ne può fregà di meno... (...)
- C'è quella sorta di principio di Archimede, io non so come si chiami nelle scienze naturali (Terzo principio della dinamica di Newton, ndr): "ad ogni azione corrisponde una reazione". Siamo così tanti ad aver subito l'azione, che quando esploderà la reazione sarà adeguata...

(L'ex presidente della giunta regionale calabrese ed ex magistrato Giuseppe Chiaravalloti al telefono parla di De Magistris con la sua segretaria. Il dottor Chiaravalloti è attualmente un componente dell'Authority per la Privacy. Qui il contesto della telefonata ricostruito da Gianni Barbacetto)

Il file audio si può ascoltare da questo link al sito di Annozero.

venerdì 5 ottobre 2007

STRACCIVOLANTI / DAL CASO DE MAGISTRIS AL CASO MASTELLA. IL GUARDASIGILLI A TESTA BASSA CONTRO SANTORO E LA RAI. REAZIONE SCOMPOSTA O MOSSA FURBA?

C'è riuscito il ministro della Giustizia a trasformare il "caso Catanzaro" nel "caso Mastella". Le barricate innalzate dopo la puntata di Annozero (commentata criticamente e da differenti angoli da D'Avanzo e da Padellaro su Repubblica) assomigliano a una reazione scomposta, ma sono verosimilmente una iniziativa consapevole per spostare l'attenzione della grancassa mediatica dal merito delle accuse a De Magistris e alla condotta delle sue inchieste (che lambiscono lo stesso Mastella), ad una presunta strategia persecutoria ingaggiata dalla Rai contro il ministro.

Così sui media invece degli elementi di fatto che sono alla base della vicenda (le inchieste, le denunce di pressioni sul procuratore, il contesto politico che descrive l'indagine) per giorni troveranno posto le polemiche in politichese sulla Rai e Michele Santoro. Ma la bomba dell'estate, quel grumo scoppiato tra le carte della procura di Catanzaro, resta là, a riempire le pagine dei quotidiani locali. E merita un riassunto, visto che continua a far botti. Ché è si una bomba, Why Not?, ma di quegli ordigni a grappolo, destinati a esplosioni multiple e allungate nel tempo.

L'ultima, per cronologia, la rivela l'Espresso di questa settimana. Il ministero di Grazia e Giustizia seleziona per "Calabria Sicura", un progetto congiunto con il ministero dell'Interno, 60 operatori che avranno da svolgere mansioni delicate. A vincere l'appalto é la WorkNet che ne affida la gestione a un tale Bruno Idà, arrestato per legami con la cosca Jamonte. La WorkNet precisa alcuni particolari, ma Idà e una collaboratrice di WorkNet, Nadia Di Donna, sarebbero stati in stretto contatto con Saladino. (Sulla questione interviene il prefetto Francesco Musolino, successore di De Sena, per annunciare una verifica interna che potrebbe arrivare fino alla rescissione del contratto con WorkNet. In seguito anche il ministro Amato).

Il primo boato, quello inatteso, era arrivato a giugno, con le perquisizioni a politici e uomini d'affari e l'ipotesi di un cartello di affaristi capace di filtrare fondi europei e risorse regionali grazie alle coperture massoniche. Poi, gli altri, quando esce il nome di Romano Prodi tra gli indagati e quando tra le bobine delle intercettazioni spunta la voce di Clemente Mastella. Il primo, avvisato via Panorama di essere indagato per presunti legami con un massone di San Marino, abbozza. Il secondo, attenzionato per un colloquio con uno degli indagati chiave, Tonino Saladino (il quale mostra una fraterna confidenza col ministro di Giustizia che a sua volta si preoccupa di favorgli le richieste), reagisce a colpi di ispezioni alla procura di Catanzaro e piccate dichiarazioni alla stampa.

Ogni ispezione un frammento che scoppia. Gli uomini del ministero rivoltano come un guanto l'ufficio di De Magistris, titolare di Why Not?, e alla fine gli muovono rilievi sulla condotta di un altro procedimento, Poseidone, su un giro di tangenti attorno alla costruzione di sistemi di depurazione che vede coinvolti politici regionali e nazionali di Forza Italia e - col sospetto di aver fatto la talpa della banda nelle istituzioni - il procuratore capo di Catanzaro, Mariano Lombardi. Il superiore di De Magistris insomma. Quanto basta per aprire un varco nella inamovibilità del giudice: una proposta del ministro al Csm di trasferimento ad altra sede di De Magistris, che non avrebbe dovuto indagare su magistrati del suo distretto. Analoga proposta per il procuratore Lombardi.

Fin qui la vicenda, pur ridotta all'osso. E da qui iniziano i commenti, che come tutto ciò che riguarda De Magistris, dividono. Già perchè il magistrato che con la stampa ha un rapporto di certo non univoco (parla di giornalisti compromessi col sistema e poi non si nega a studi tv, incontri pubblici e platee seminariali dove evoca poteri forti che vogliono fermare le inchieste ecc.), registra in Calabria - accanto alla solidarietà dei sit-in e alle ovazioni degli studenti - anche il fastidio di ampi settori della politica e dell'informazione. Uno così non poteva che dividere anche il Csm dove é intanto approdato il suo caso, e che ha già preso tempo, fino a lunedi 8 ottobre, per cominciarne l'esame.

Intanto, sul dibattito mediatico interviene anche il presidente della Camera Bertinotti: "il rapporto tra procure e stampa è torbido, ma nessuna censura". Qui, su Repubblica. Qui invece si può vedere una parte dell'intervista rilasciata da De Magistris a Sandro Ruotolo di Annozero.

martedì 2 ottobre 2007

CALABRIA OMBELICO DEL MONDO / OTTOMILA TEDESCHI PUNTANO SULLA REGIONE. MEZZA GIUNTA E MEZZO CONSIGLIO REGIONALE IN TOUR DALL'ALBANIA AGLI STATES

Frenetica attività internazionale dei rappresentanti del popolo calabrese. Reduci da una poco confortevole missione in Albania, senza nemmeno disfare la valigia sono già in partenza per gli States. Qui li attende un fitto calendario denso di impegni. Un occhio all'estero lo butta anche il vicepresidente della Giunta Adamo, che annuncia soddisfatto l'imminente arrivo di ottomila tedeschi. E intona, con una prosa da mozzare il fiato, un tout-le-monde en Calabre: "Dopo il boom degli inglesi, dopo la domanda sempre più intensa che proviene dall'Europa orientale, dopo l'ingresso nel mercato giapponese e il profilarsi della conquista di una fetta della domanda cinese, è di forte significato il potenziamento dei flussi tedeschi".

lunedì 24 settembre 2007

VOLTARELLI DIXIT: "DUISBURG E' NORMALE. CHI CAMBIEREBBE UN GIPPONE A FORMENTERA CON UNA PANDA A RATE E UNA VITA DI SERVILISMO? ...HA VINTO L'AZIENDA"

Riapriamo bottega, e stavolta è più difficile. In sei accaldate settimane d'estate sono successe un mucchio di cose: Duisburg, San Luca, il Partito Democratico, la Confindustria di Reggio, l'inchiesta di Catanzaro. E molte altre, delle quali proveremo a riannodare i fili. Intanto, per cominciare, ecco una cosa di Peppe Voltarelli, musicista e attore, sull'azienda che si è mangiata la Calabria e ora si mangia i calabresi. E' uscita su Liberazione dopo che il Quotidiano la aveva cestinata. E' amara, ma vera. Per questo fa male.
La metafora dell'azienda suona più effettiva di mille appelli e manifesti, più esatta di tanti ispirati commenti. Più spietata perfino della peggiore ipotesi sul grado raggiunto dal malaffare. L'azienda opera sull'asse con l'America latina: un reportage dell'Unità ne ricostruisce alcune tracce (segue qui).
L'azienda scoppia di soldi, e compra tutto ciò che può. Ovunque. Sulla Stampa un pezzo, anche qui, descrive la ndrangheta spa. Come una holding, che tiene tutto: dalle estorsioni minime agli investimenti internazionali. Su Liberazione una intervista sul tema col presidente dell'Antimafia Forgione.

mercoledì 25 luglio 2007

martedì 17 luglio 2007

MISSIONE FINITA PER IL SUPERPREFETTO DE SENA. L'UOMO CHE TOLSE OGNI ALIBI AI CALABRESI SPIEGANDO CHE LA MAFIA STA IN PIEDI GRAZIE AL LORO SILENZIO

Valigia pronta per il prefetto di Reggio Calabria, andrà a fare il vicecapo della polizia. Se l'indiscrezione su CalabriaOra di oggi, a firma del direttore Paolo Pollichieni, è vera (come lo è, visto che si riferisce a una comunicazione del Viminale), per la Calabria si chiude una fase. Luigi De Sena è stato richiamato a Roma mentre nessuna delle ragioni che avevano spinto a inviarlo quaggiù sono venute meno. Anzi sono se possibile ancora più urgenti: pubblica amministrazione inefficiente e infiltrata, politica intrecciata al mercato del consenso, economia legale surclassata da quella illegale. A questo si aggiunga il protagonismo degli uomini della ndrangheta e la singolare debolezza della società civile, ed ecco la Calabria di oggi. Quella che De Sena aveva compreso e descritto in una sua Relazione lucida e puntuale, che toglie ogni alibi a quanti, singoli e istituzioni, rispetto alla ndrangheta e al degrado civile mettono in scena quello "Stato che si costerna, s'indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità"(Fabrizio De Andrè, Don Raffaè), e a quegli altri che di lotta per la legalità si riempiono la bocca al solo scopo di camuffare una sostanziale complicità.
De Sena dunque lascia, e la cosa non può che raffreddare le già tiepide speranze di riscatto. Ci si chiede che fine farà il suo lavoro su temi come il riuso dei beni confiscati, la sicurezza al porto di Gioia Tauro, la formazione di una coscienza sociale, per dirne solo alcuni. Non resta che auspicare che al suo posto venga assegnato qualcuno capace di portare più avanti quelle considerazioni e non piuttosto, un normalizzatore.

lunedì 16 luglio 2007

LE MANI SULLA CITTA' / DA UN FILONE DELL'INCHIESTA "ARCA" UN FILO CHE PORTA ALL'ASSINDUSTRIA. LA DDA DI REGGIO INDAGA SU UN PRESUNTO CONTO SEGRETO

Gli ex presidenti di Assindustria reggina non si mostrano sorpresi dell'indagine della Dda che ipotizza una gestione allegra della Cassa edile (di cui sono componenti due degli arrestati nell'operazione Arca), con verbali falsificati e un misterioso conto corrente segreto da cui sarebbero partite prebende a sindacalisti e altri personaggi. I pezzi di CalabriaOra. Dalle dichiarazioni di Eduardo Lamberti Castronuovo, già alla guida dell'associazione, emerge che in passato le denunce circa le presunte irregolarità erano state sistematicamente neutralizzate, e che all'interno dell'organismo vi erano due diverse cordate di imprenditori, una più spregiudicata dell'altra.

venerdì 13 luglio 2007

* ULTIMISSIMA * / "PRODI INDAGATO A CATANZARO". SUL SITO DI PANORAMA LA NOTIZIA DEL COINVOLGIMENTO DEL CAPO DEL GOVERNO NELL'INCHIESTA DI DE MAGISTRIS

(Da www.panorama.it): Il Presidente del consiglio Romano Prodi è stato iscritto sul registro degli indagati dalla procura di Catanzaro. Il reato ipotizzato è l’abuso d’ufficio. Per la procura si tratta di un atto dovuto, anche a tutela delle garanzie della difesa, che permetterà di chiarire i rapporti tra il premier e altri personaggi sotto inchiesta per la cosiddetta loggia di San Marino. Da mesi il sostituto procuratore Luigi De Magistris sta indagando su un presunto comitato d’affari che, sull’asse San Marino-Bruxelles, si sarebbe arricchito incassando finanziamenti dell’Unione europea in modo illegale. (...) (segue qui).
Qui la risposta di Prodi con una dichiarazione all'Ansa delle 17:42: ''Ho appreso poco fa dal sito internet del settimanale Panorama di essere stato iscritto sul registro degli indagati dalla Procura di Catanzaro. Pur non avendo ricevuto alcun avviso di garanzia o informazione al riguardo, non posso che testimoniare, come sempre, la mia totale fiducia nel lavoro dei magistrati che hanno voluto tutelare la mia persona, se l'avviso di garanzia sara' effettivamente confermato, con un atto che permettera' di dimostrare la mia totale estraneita' a qualsiasi eventuale accusa''. E' quanto afferma in una dichiarazione diffusa da Palazzo Chigi il premier Romano Prodi.
Sulla vicenda interviene anche il procuratore Mariano Lombardi: "Non so nulla".
Per qualche ora regna l'incertezza: Prodi non ha ricevuto nessuna notifica, dalla procura nessuna conferma, dal suo capo una reazione stizzita per negare di esserne al corrente. Su Repubblica.it le polemiche in ambito giudiziario.
Su Dagospia un pastone che raccoglie da diverse fonti e parla di Prodi e di De Magistris. Di quest'ultimo Ansa mette in rete una anticipazione dell'intervista che ha rilasciato a Riccardo Iacona (in onda martedi 17): "(...) c'e' una nuova forma di criminalita' organizzata, la criminalita' organizzata dei colletti bianchi, cioe' formata da pezzi importanti delle istituzioni, della politica, delle professioni, del mondo finanziario, dell'impresa", dice il magistrato. E aggiunge: "Non ci illudiamo che la magistratura e il giornalismo siano estranei a questo sistema.". Un concetto ripetuto in una intervista (a Parigi) col Corriere della Sera, in cui si sostiene (da parte del giornalista Carlo Vulpio) che Prodi è indagato e che nell'indagine compaiono società a lui riconducibili. La replica di Sircana.

martedì 10 luglio 2007

L'AUTOSTRADA DELLE COSCHE: SUBAPPALTI, ESTORSIONI E -SORPRESA- UN SINDACALISTA CGIL. POLITICA E MALAFFARE: USURA, TRUFFE E VOTI AL CONSIGLIERE UDEUR

Un'inchiesta ("Arca", della procura reggina) porta 15 persone in carcere e svela i taglieggiamenti alle imprese che lavorano all'A3 Salerno-Reggio. Coinvolto un sindacalista Cgil, Noè Vazzana, assistente di cantiere. Per i pm avrebbe svolto il ruolo dell'ufficiale di collegamento con la cosca mafiosa dei Bellocco di Rosarno. Tra le imprese anche quelle legate alla Lega delle Cooperative: pagavano anche loro le mazzette richieste (ecco i lanci d'agenzia e le due pagine del Quotidiano: 1, 2.). Così il giorno dopo. Sempre sul Quotidiano un profilo delle imprese coinvolte.
Un'altra inchiesta ("Omnia", della procura di Catanzaro) fa le pulci a una cosca della sibaritide (una zona un tempo immune dalla presenza mafiosa) arricchitasi grazie allo sfruttamento sistematico di subappalti in opere pubbliche, alle truffe all'Inps, all'usura e il voto di scambio (qui i lanci d'agenzia). 60 gli ordini di custodia cautelare. Indagato (e perquisito) anche il capogruppo in Consiglio regionale dell'Udeur, Franco La Rupa. Qui quattro pagine del Quotidiano (1, 2, 3, 4) e le altre del giorno seguente (1, 2).
Cosa hanno in comune le due inchieste? Forse molte cose, ma quella che di più risalta è l'inquietante livello di infiltrazione (del sindacato, dei partiti, in questi due casi) degli interessi mafiosi. Non basta sospendere e/o prendere le distanze, come nel caso di Vazzana ha fatto la Cgil e in quello di La Rupa l'Udeur. Occorre chiedersi come mai coloro che oggi si vorrebbero allontanare un tempo furono accolti. La spiegazione sta nel fatto che in politica (e nemmeno purtroppo a sinistra) non si va poi tanto per il sottile. I voti (come i soldi) non puzzano, tanto vale...
Effetti collaterali: dalle indagini emergono le tracce di vere e proprie frodi nella qualità delle forniture nei cantieri autostradali, e l'assesssore regionale Michelangelo Tripodi rivela che nei mesi scorsi un manufatto appena eseguito é subito crollato, e si chiede quali verifiche di sicurezza si intendano compiere per accertare le condizioni statiche delle opere.
Era osservato da tempo, ma solo il 15 luglio viene arrestato il boss Giuseppe Bellocco.

sabato 30 giugno 2007

VIVA LA MAFIA ABBASSO LA MAFIA / IN CALABRIA I MURI PARLANO E QUALCUNO INNEGGIA ALLA NDRANGHETA. IL CONSENSO SOMMERSO DI CUI GODE IL SISTEMA ILLEGALE

Mesi fa fece parlare di sé una scritta apparsa su un muro di Cinquefrondi, nella Piana di Gioia Tauro, che in assoluta controtendenza affermava un tremolante ABBASSO LA MAFIA. Come nell'abusato paradosso giornalistico dell'uomo che morde il cane, la scritta si fece notizia. Ora, pescando da vocelibera, un blog calabrese, viene fuori che il cane è tornato a mordere l'uomo. A Bovalino infatti, é comparso più di recente un VIVA LA NDRANGHETA.
Ovviamente i graffiti urbani, a leggerli tutti, offrono di queste perle. Fa pensare tuttavia l'indifferenza, quando non l'esplicito sostegno, che molta parte della società esprime in rapporto alla presenza mafiosa. Potrei sbagliarmi, ma la quota a me pare in crescita. Così, mentre magistratura, politica e poteri vari si passano la palla in un gioco sull'orlo del vulcano, tra la gente questa è l'aria che si respira. Un altro spunto per i media locali, a cui, informando con chiarezza e completezza, spetta il compito di far crescere la consapevolezza sociale.
In gioco c'è la questione del consenso di cui il sistema dell'illegalità gode. Qualcosa confinata tra i tabù dalla coscienza collettiva calabrese, che preferisce non porsi domande a riguardo. Perché di domande da porsi ce ne sarebbero, se a ogni questionario somministrato tra i ragazzi viene fuori che il modello dello ndranghetista, in quanto a popolarità, tiene testa a tronisti e veline (ultimo in ordine di tempo un sondaggio presso le scuole di Taurianova, raccontato da un servizio della Tgr). Un segnale che dice brutto per il futuro...

giovedì 28 giugno 2007

STRACCIVOLANTI / GRASSO ALL'ANTIMAFIA: "FINCHE' LA POLITICA CALABRESE NON VORRA' FARE LUCE AL SUO INTERNO NON SI RISOLVERA' IL CASO FORTUGNO"

Il caso Fortugno continua a riservare sorprese. Giorni fa l'audizione (in due riprese: 1, 2) davanti alla Commissione antimafia del procuratore nazionale della Dna Piero Grasso è suonata come l'ammissione di una sconfitta giudiziaria: "io non parlo di timori dei magistrati verso i politici. Ma occorre la volonta' di certi ambienti di fare piena chiarezza: cosi' si possono capire i moventi ed eventualmente trovare i mandanti", secondo un lancio dell'AdnKronos. In altre parole: moventi e mandanti affondano nella politica calabrese (scusate se è poco), e se questa non vuole fare chiarezza al suo interno, la magistratura non potrà che girare a vuoto.
Insomma, un pasticcio: per la politica, per gli uomini della politica. Di più, per la giunta che avrebbe dovuto far risorgere la Calabria, dopo i cinque fallimentari anni del centro-destra, e invece si trova a davanti a un Consiglio regionale con almeno 29 inquisiti, galleggiando nel mare inquinato di una politica ancora più compromessa. E senza essere riuscita a marcare una-differenza-che-sia-una con le peggiori tradizioni locali, dal clientelismo al trasformismo. Di fatto una situazione difficile, piena di veleni e scorciatoie. Di questo parla in una dichiarazione Franco Corbelli, del Movimento Diritti Civili.
A tenere alta la tensione ci sono poi le minacce ripetute e frequenti alla vedova Fortugno (deputata Ds in Commissione antimafia), e come in tutte le crisi maggiori, non mancano le pressioni e le intimidazioni ai magistrati. Attacchi e risposte che descrivono una ndrangheta aggressiva ma mettono a nudo conflitti tra uffici, contrasti personali, sgambetti, e che producono come effetto la quasi-paralisi della già marginale attività della giustizia.
Aggiornamenti. A Locri comincia il processo in Corte d'Assise ai presunti esecutori del delitto e all'on. Laganà, vedova Fortugno, arriva la quinta lettera di minacce.

mercoledì 27 giugno 2007

CALABRIERAI / IN AUTUNNO IN ONDA QUATTRO MINI-SERIE DELLA TELEVISIONE DI STATO AMBIENTATE NELLA REGIONE

Oltre che dal presidente del Consiglio, la Calabria è la "regione prediletta" anche dalle fiction Rai. Nella stagione prossima prepariamoci a vedere almeno quattro mini-serie ambientate da noi: Gente di Mare 2, Fuga con Marlene, Rino Gaetano e Artemisia Sanchez (senza contare l'annunciato Cacciatori di Calabria). Un exploit senza precedenti per la regione, che gli osservatori esterni spiegano con l'attrattività di un paesaggio mediterraneo sempre cangiante (anche se chi conosce le cose di casa attribuisce più prosaicamente il fenomeno al legame affettivo con la sua terra d'origine di Agostino Saccà, il capo di RaiFiction). In più, non pare abbiano pesato gli sgradevoli precedenti della prima serie di Gente di Mare, finita nella bufera per le infiltrazioni mafiose nella produzione (un pezzo del Corriere della Sera).
Niente di male, naturalmente, se nell'intrattenimento nazional popolare comparirà con più frequenza la Calabria. Anzi. L'immaginario collettivo si nutre più di mezzi del genere che di analisi sociologiche. Per un giudizio sul linguaggio dei film resta da vedere il registro narrativo che ciascun autore avrà scelto, ma da subito si può essere soddisfatti di alcune cose. Ad esempio del fatto che si sia scelto di raccontare Rino Gaetano, un artista che appartiene al mondo e che la Calabria può a ragione rivendicare di avergli dato i natali. Oppure di mettere in scena Artemisia Sanchez, il bel racconto storico di Santo Gioffré, medico, politico e ora anche scrittore (una storia nella Seminara del 700, che per renderla sullo schermo è stato necessario girare gli esterni in Basilicata!). Insomma, in autunno vedremo.
(A margine segnalo la presenza, nella produzione delle fiction, della Calabria Film Commission. Si tratta di una struttura creata dalla regione con il sostegno dello stato col compito di rendere appetibile per i produttori ambientare i loro film nel territorio regionale. Sul web della CFC si trova poco - ad esempio qui, qui, qui, qui. Appena possibile metterò on line altri risultati).

martedì 19 giugno 2007

BOOM / LA BOMBA DELL'ESTATE. LA CUPOLA CALABRESE: TRA MASSONERIA POLITICA E AFFARI UNA "MACCHINA DEL POTERE". APPALTI, ASSUNZIONI, (E VOTI?)

Inchiesta del Pm di Catanzaro De Magistris. Nome in codice: WhyNot, come una delle imprese coinvolte. Indagati imprenditori (Tonino Saladino, pioniere della Compagnia delle Opere in Calabria), politici regionali (Nicola Adamo, Ds, vicepresidente della Regione e Giancarlo Pittelli, coordinatore regionale di Forza Italia), militari e agenti segreti. La storia merita di essere seguita, per ora pubblico una serie di link a materiali di stampa. Ecco un pezzo di Repubblica (anche qui e qui). Se invece volete leggere i primi lanci d'agenzia cliccate qua (qui per la seconda giornata). Qui una inchiesta dei mesi scorsi uscita su La Stampa ed un'altra de l'Espresso. Dagospia ha pubblicato qualcosa. Anche Panorama (segue qui). Alcuni giornali parlano anche di una inchiesta di qualche mese fa, che aveva coinvolto politici regionali. AdnKronos parla di una testimone. Qui ci sono alcuni cut-and-copy dalla rassegna stampa della Regione Calabria relativi alla vicenda WhyNot? (lavoro interinale fornito alla Regione per 11 milioni di euro).
Disponibili le pagine dedicate alla vicenda dal Quotidiano della Calabria (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7). La Stampa: Ora don Giussani si rivolta nella tomba. La Gazzetta del Sud: Una lobby di politici, imprenditori e massoni? (anche qui). Il Messaggero: Il Pm: Una superlobby dietro la loggia", poi qui.
La Repubblica di mercoledi 20 giugno. Qui altri pezzi della giornata. Quelli del Quotidiano della Calabria (1, 2, 3, 4, 5, 6). Molto minore l'eco sui giornali del terzo giorno. Qui le tre pagine del Quotidiano (1, 2, 3)
Il Sole24Ore sugli intrecci societari attorno a Saladino. Un sistema da 100 milioni l'anno. Poi segue:1, 2, 3, 4, 5. Gazzetta del Sud, 1, 2. CalabriaOra, qui. Il Quotidiano di sabato 23 giugno.
Chi è Tonino Saladino. Dopo essersi laureato in Medicina veterinaria comincia a lavorare per la Compagnia delle Opere, una struttura che riunisce esperienze imprenditoriali ed è vicina a Comunione e Liberazione. Ecco come ne parlano, di lui, su Tracce, Rivista internazionale di Comunione e Liberazione (segue qui), e su Tempi (segue qui). All'inchiesta di Catanzaro reagisce Vittadini, della Compagnia delle Opere. Su Cdo e Caso Calabria, anche un intervento di Raffaello Vignali. Saladino, il Vescovo e il Decalogo "per una politica virtuosa e non virtuale", sul Quotidiano.
A tre settimane circa dallo scoppio della vicenda, arrivano i primi contraccolpi: ispezione ministeriale al Tribunale di Catanzaro. Viene fuori anche un possibile ruolo del procuratore Lombardi. E le indagini proseguono: perquisizioni a ObiettivoLavoro.
Prima pronuncia sui ricorsi degli imputati: annullati alcuni atti di sequestro. Il Quotidiano.

giovedì 14 giugno 2007

LOTTA ALLA NDRANGHETA E RAZZISMO / SUCCEDE A REGGIO CALABRIA: NESSUNO DELL'ANTIMAFIA AI FUNERALI DI UNA VITTIMA. ERA UN ROM

Risale allo scorso 28 aprile l'omicidio a Reggio Calabria di Cosimo Abruzzese, 29 anni, padre di quattro bambini. Cosimo era un rom, e lavorava al servizio di raccolta di rifiuti ingombranti organizzato grazie a un progetto delle associazioni e situato all'interno di un immobile confiscato ad una famiglia di ndrangheta. Lo hanno ucciso con una dinamica evidentemente mafiosa, sparandogli mentre in tuta e scarponi stava andando al suo lavoro alla cooperativa Rom 1995.
Per i media locali la morte di Cosimo sarà stata un episodio della violenza nella vasta comunità rom, a Reggio ormai stanziale. E se la vicenda sui giornali si è spenta con una breve in cronaca, non si sarà saputo nemmeno che ai funerali di Cosimo c'erano solo i suoi compagni e nessun altro: non il Comune, non la Regione, non il sindacato, non i politici della sinistra, non i militanti dell'antimafia giovanile. Una sottovalutazione denunciata da Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera di Rifondazione, in un commento su Liberazione (e ripresa dal sito web di Rifondazione) ma che non pare essere stata percepita proprio a Reggio. (Sempre di Migliore anche questa interrogazione parlamentare). Qui c'è il comunicato dell'Opera Nomadi (segue qui, e qui) di Reggio Calabria, una splendida realtà solidale che superando infiniti ostacoli lavora ogni giorno accanto ai rom reggini.

mercoledì 13 giugno 2007

BALLANDO SUL TITANIC / RIPETUTI ALLARMI SU UNO SCONTRO IMMINENTE TRA LE COSCHE DELLA NDRANGHETA. DOPO LA PREVISIONE DELLA DDA, LA CONFERMA DI DE SENA

Ai primi di maggio era trapelata una allarmata presa di posizione della procura reggina. "Temiamo una nuova guerra di ndrangheta", scrissero il procuratore Scuderi e il coordinatore della Dda Boemi in una lettera al ministro Mastella. Lo scenario venne pure confermato da una parallela informativa dei servizi. La denuncia torna attuale in questi giorni, con l'audizione del prefetto di Reggio De Sena davanti alla Commissione parlamentare antimafia. Il superprefetto parte dall'analisi di un omicidio recentemente compiuto a San Luca per ipotizzare il rischio di una nuova faida. Qui il pezzo del Quotidiano e qui quello di Gazzetta del Sud. Questo link porta agli atti della Commissione Antimafia. Questi invece i lanci dell'Ansa.

martedì 12 giugno 2007

IL BARONE MITOMANE E L'INFORMAZIONE "BUCA-DELLE-LETTERE". A REGGIO UN INFORTUNIO GIORNALISTICO MOSTRA COME SI LAVORA: SENZA VERIFICARE LE FONTI

La storia - che pare uscita da un film di Totò - comincia col barone Giuseppe Cordopatri in giro per le redazioni reggine. Vuole informare di un suo parente riconosciuto colpevole di averlo molestato e vuole far sapere di aver donato i 35 mila euro del risarcimento conseguente alla Fondazione Rita Levi Montalcini, per la costruzione di una casa famiglia per le ragazze madri in Somalia. Il racconto, sostenuto da foto e da un carteggio, esce il giorno dopo sui quotidiani: qui le due compassionevoli colonne in cronaca della Gazzetta del Sud.
Poteva finire qui, e invece qualcuno solleva dei dubbi, e, seppure in ritardo, una giornalista di Calabria Ora fa quello che avrebbe dovuto fare prima di pubblicare il pezzo: verifica la notizia. Un giro di telefonate per scoprire che era tutto una patacca.
Dei fini del bizzarro barone se ne occuperà forse la giustizia. A noi qui interessa osservare come abbia funzionato il news-making, ovvero come un falso sia divenuto una notizia. O, meglio, come in questo caso sia stata patentemente violata una delle regole portanti del giornalismo, la verifica delle fonti.
Perché si tratti di una regola fondamentale è semplice: una cosa non verificata potrebbe essere non vera. E chi ha il potere di riempire pagine che verranno lette da migliaia di persone, ha anche il dovere di distinguere il vero dal falso. Ma quante volte questo accade concretamente? Vediamo. Di fatto nelle redazioni i lanci delle agenzie, i comunicati ufficiali di carabinieri e polizia, e cose del genere vengono considerati fonti secondarie attendibili, e praticamente sempre vanno in pagina senza nessuna verifica. Una tendenza che se generalizzata produce l'idea che le verifiche, tout-court, siano superflue. Così quando arriva in redazione una persona conosciuta, con foto e lettere tali da apparire autentiche, a offrire testimonianza di un bel gesto, il redattore che lo incontra e ne raccoglie la storia non si lascia nemmeno sfiorare dal dubbio che prima di raccontarla a tutti bisognerebbe esserne davvero certi della sua veridicità, ovvero compiere le necessarie verifiche. Ecco il rischio che si corre ad adottare il principio, così diffuso tra le redazioni calabresi, della "buca-delle-lettere".

venerdì 1 giugno 2007

COM'E' FINITA / TANTO RUMORE PER NULLA. CHE EFFETTO HA FATTO LA CAMPAGNA FINTO-SHOCK DI OLIVIERO TOSCANI SULLA CALABRIA?

Di Oliviero Toscani faccio fatica a occuparmene. Di lui ho in mente due o tre cose geniali (la divisa insanguinata del soldato ucciso, la nave dei disperati di Bari che trabocca di uomini...) e un sacco di altre che mi hanno infastidito. C'è di peggio. Non mi cala quel suo atteggiarsi a guru, una specie di re-mida della comunicazione che tutto vede e tutto prevede. Ovvio che con queste premesse l'occhio su Gli ultimi saranno i primi, la sua campagna per la Regione Calabria mi è caduto un po' di traverso. Ma il giudizio è rimasto sospeso, in attesa di capire: volevo vedere dove portasse l'idea di rovesciare lo schema, capovolgere un significato, spingere avanti una provocazione. Toscani se n'è uscito proponendo di rovesciare non la realtà, ma un pregiudizio, un cliché, un fatto immateriale puro, come lui stesso dice in questa intervista postata su youtube. Una scelta che, unita a quella di fare una serie di foto di ragazzi sul lungomare di Reggio Calabria (che sembrerebbe la prima cosa che gli è passata per la mente), mi ha fatto sciogliere la riserva: la campagna di Toscani non mi piace. E proverò a fare una lista dei punti critici.
Il destinatario. Poco chiaro chi sia in effetti, se il cittadino medio italiano, invitato a levarsi il paraocchi, o invece i calabresi stessi, chiamati a esorcizzare i pregiudizi. La assoluta prevedibilità delle foto: ragazzini e ragazzine con l'apparecchio ai denti e gli occhi buoni, un marchio di fabbrica del Toscani più noto, si direbbe. L'obiettivo comunicazionale. Non saprei quale sia, con esattezza, se non quello di ridere di un pregiudizio un po' razzista (dare del terrone o del mafioso ai calabresi); pregiudizio che in realtà nell'attuale ordine dei rapporti sociali non rappresenta affatto "il cuore del problema", che resta quello di una Calabria incapace di elaborare una immagine di se stessa e in preda a spinte irrazionali. Come se Toscani avesse messo a fuoco il punto sbagliato per ancorare il suo discorso.
Per sovrappeso aggiungerei che lo stesso senso di scontatezza me lo suggerisce anche il processo mentale che ha portato gli uomini della Regione a pensare a Toscani per una iniziativa nella comunicazione. Interessati magari più che al prodotto dell'artista, al suo brand, al suo essere uomo-comunicazione, capace di dare un valore aggiunto all'iniziativa. Ridotta cosi, diventa un'operazione tra Vip da almeno 900.000 euro, secondo questa fonte. Una performance alla Sgarbi, solo un po' più costosa. Non troppo lontana dalla passeggiata di Valeria Marini sul corso di Reggio ideata qualche anno fa dall'appena confermato sindaco. Altre critiche qui.
Toscani tuttavia una cosa l'ha innescata: la corsa a taroccare le sue foto cambiandone il claim, una pratica in cui si sono cimentati in diversi (ad esempio questo blog). Qui la versione dei ragazzi di ammazzatecitutti.org
A proposito di campagne di comunicazione promosse dagli enti calabresi, segnalo Mare Vostrum, uno spot turistico su Reggio Calabria che ho trovato semplice e sincero (bella anche la musica dei Quartaumentata), ma del quale non mi convince per alcuni versi il claim. A dire Mare Vostrum si evoca naturalmente Mare Nostrum, il Mediterraneo. Solo che in latino il possessivo alla seconda persona plurale fa Vestrum, e non Vostrum. Da qui il gioco: un cambio di vocale, come farebbe un enigmista, e una voluta evasione dalle regole morfologiche, per strizzare l'occhio al latinorum. Una scelta legittima certo, ma che forse andava rivendicata anche nella grafica del claim, che invece resta uniforme e omogenea. Tanto da far pensare a un errore, anche a chi il latino lo ha fatto alle medie.

CALABRIA SOTTO LE SCARPE / QUELLI CHE PARTONO, QUELLI CHE TORNANO. BASTA ANCORA L'"ODIO-AMORE" PER SPIEGARE IL RAPPORTO CON QUESTA TERRA?

Sollecitato da Granchius, apro una riflessione sul rapporto con la Calabria dei calabresi che vivono fuori dalla regione e che non di rado quando ci tornano si sentono come un pesce fuor d'acqua. Granchius segnala una intervista del Corriere della Sera a Rosaria Schifani, la moglie di un agente della scorta di Giovanni Falcone, che racconta il suo ritorno a Palermo. E dice: "Non si tratta di Calabria, ma nelle sue parole mi sono riconosciuto. Chi si allontana da quella terra, al ritorno vede le cose con altri occhi".
Quelli che partono, invece, possono essere rappresentati da Filippo Callipo, già capo di Confindustria calabrese e vittima del racket. Che giusto un anno fa diceva: "La Calabria è persa, mi ritiro". Qui l'intervista di Attilio Bolzoni su Repubblica.