giovedì 25 settembre 2008

EURODOMANDE / LA CALABRIA DI TOSCANI ARRIVA A STRASBURGO E SI SCOPRE QUANTO E' COSTATA. "SOLO" 3,8 MILIONI DI EURO PER LA RIVOLTATA CAMPAGNA DEL GURU

"Inaffidabili? Si, siamo calabresi." Per questa e altre perle di saggezza contenute nella arcifamosa campagna di Oliviero Toscani sulla Calabria, la regione torna a far parlare di sé. Al parlamento europeo, stavolta, dopo l'interrogazione di Beniamino Donnici e la risposta di Catanzaro alle richieste di chiarimenti. Nel disastrato ambiente politico regionale la tegola che puntava sul presidente Loiero (e sul suo allora vice Adamo), è stata prontamente schivata dal portavoce Sergi, che arieggiando Shakespeare ("Tanto rumore per nulla") ha declassato le verifiche ad ordinaria routine.

martedì 23 settembre 2008

GIUSTIZIA E LOTTA ALLA MAFIA / DA PALERMO A MESSINA, GUIDO LO FORTE PROCURATORE CAPO NELLA PIÚ CALABRESE DELLE CITTÁ SICILIANE

(pier luigi auddino per calabriamedia) Guido Lo Forte è stato sostituto procuratore a Palermo nel pool di Giancarlo Caselli dopo la morte di Falcone e Borsellino. E' stato, assieme con Roberto Scarpinato, il maggiore fautore del processo contro Giulio Andreotti che si è concluso con la prescrizione per Giulio Andreotti per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, "reato commesso fino alla primavera del 1980" (Sentenza Palermo 2.05.2003, confermata dalla Suprema Corte di Cassazione Roma giudizio n.49691/2004). Guido Lo Forte è stato in generale il teorico della pista politica nei processi di mafia assieme con Roberto Scarpinato, ma proprio l'esito del processo Andreotti e la successiva offensiva politica nei confronti del tribunale di Palermo, reo di aver perso tempo in un procedimento considerato sensazionalista e oneroso, sembrerebbe avere incrinato il rapporto dei due con quei colleghi che considererebbero forse più utile abbandonare la pista politica (il famigerato terzo livello a cui ha alluso Tommaso Buscetta) specie dopo l'uscita di scena di Caselli, che condivideva quell'impostazione e dopo l'arrivo a Palermo di Piero Grasso, convinto a perseguire la pista squisitamente criminale, per evitare probabilmente che la politica stessa potesse diventare un deterrente ed una difficoltà fuorviante nei processi, al punto che proprio Lo Forte e Scarpinato furono allontanati con un pretesto dalle indagini di mafia.
Adesso Guido Lo Forte è procuratore a Messina, (dopo essere stato per un po' in ballottaggio proprio con Scarpinato): una promozione o un allontanamento? Non saprei dirlo, ma di certo Messina è l'unica grande procura siciliana a non avere avuto una storia importante di processi di mafia. Di certo Lo Forte è abituato a gestire situazioni complicate e forti pressioni, e comunque sia credo che sarà una gelata per l'establishment della città, abituato da sempre ad una gestione sorniona e innocua della procura, e soprattutto per le disinvolte casse gestite dal comune, oltre che per l'Università, con la sua incredibile sequela di scandali. Staremo a vedere.

lunedì 1 settembre 2008

UBRIACHI AL VOLANTE / AGENZIE E GIORNALI SI BEVONO LA STORIELLA CHE "UN CONDUCENTE DI AUTO SU DUE E' POSITIVO AI TEST" PER ALCOL E DROGHE. DAVVERO?

La Calabria non c'entra, l'informazione si. Il governo lancia la campagna Drugs on the street (sic!) per i controlli stradali del tasso alcolico e delle altre sostanze stupefacenti, e convoca i media a seguire una notte di verifiche straordinarie. I media ci si fiondano, al circo delle volanti messe di traverso e dei lampeggianti e delle facce stravolte, e l'indomani escono titoli come questi: Un guidatore su due positivo ad alcol e droghe, Sicurezza stradale, a Verona 46,2% positivi ad alcol e droghe.

martedì 29 luglio 2008

LA MAFIA UCCIDE IL SILENZIO PURE / DI GIORNO IN GIORNO PIU' DIFFICILE VIVERE NELLA REGIONE DELLA NDRANGHETA. PERCHE' LA CALABRIA NON RIALZA LA TESTA?

Ho deciso di rispolverare il blog dopo aver letto nella città dove vivo un manifestino autoprodotto con sopra questa scritta: MURO BIANCO, POPOLO MUTO. Ci ho ripensato tornando a casa, e ho adottato la frase, ma in forma di metafora. Il silenzio non è mai un buon segno, e meno che mai davanti alla gravità delle cose calabresi che - potrei sbagliarmi - mai sono state così drammatiche. Mai come adesso la ndrangheta è stata così potente. Controlla il traffico europeo della cocaina, è tra i leader nel commercio illegale di armi, conta su incondizionati appoggi da parte di politici, uomini delle istituzioni, professionisti e perfino intellettuali. In più la mafia calabrese ha ormai così tanti soldi da non sapere più che farne. Secondo Eurispes 44 miliardi di euro, il 2,4 del Pil nazionale. Sono il frutto di decenni di attività illecite condotte nella più assoluta tranquillità. Un frutto pronto da ripulire grazie a spericolate operazioni finaziarie, prestanomi, professionisti collusi e banche complici. Un frutto che se da una parte rende la associazione un soggetto finanziario capace di infiltrare società multinazionali quotate in borsa, dall'altra lo proietta al primo posto tra i gruppi economici più importanti della regione, con quel che ne consegue in termini di erogazione di benefici sociali (posti di lavoro, raccomandazioni ecc.) e di consenso.
Ma la ndrangheta è anche profondamente divisa al suo interno. L'organizzazione, complessa, pure strutturata in tanti autonomi centri di comando che occupano il territorio, mostra tuttavia quasi ovunque le difficoltà di mantenere un equilibrio interno: faide sfiorate per un pelo o in corso a Papanice, Gioia Tauro, Lamezia Terme, San Luca, Cittanova, Taurianova, Palmi, Cinquefrondi, eccetera eccetera. E dove non è la guerra di mafia ad uccidere, il sangue lo fa scorrere un clima di violenza diffusa, con ragazzini che mettono paura ai poliziotti, e inoffensivi pensionati uccisi per un qualche "sgarbo". A completare il quadro si aggiungano le minacce e le intimidazioni a quanti alzano la testa: amministratori, giornalisti, imprenditori, commercianti. Per ciascuno di loro un messaggio, a ciascuno di loro un ammonimento. Risultato: la Calabria di oggi. Quella che vorrei ricominciare a descrivere. Senza reticenze e senza sconti. Per nessuno. Nemmeno per le istituzioni da sempre presenti in città e paesi dei quali tutto sanno e tutto possono sapere, ma senza che questo comporti più efficacia nella lotta alla ndrangheta. Nemmeno per quei sindaci che parlano di emergenza da vent'anni senza muovere un dito. Nemmeno per la cosiddetta società civile, vittima, si, dello strapotere della mafia, ma troppe volte anche carnefice di se stessa.
Lungo questo cammino per fortuna c'è già qualcuno in marcia: i ragazzi che hanno recuperato il murale di Gioiosa Jonica, i giovani giornalisti dei quotidiani regionali (come Agostino Pantano vittima recente di una intimidazione), gli straordinari volontari di Libera e delle cooperative che con don Pino De Masi lavorano le terre confiscate ai mafiosi... E' ancora troppo poco. Ma un lungo viaggio comincia sempre con un primo, piccolo, incerto passo.

giovedì 6 marzo 2008

VACANZE D'INVERNO / CALABRIAMEDIA, PER ORA, SI FERMA. ARRIVEDERCI A PRESTO

Come avrete notato, da qualche tempo fatico a star dietro al blog. Così mi prendo una vacanza: per un po' gli aggiornamenti saranno meno frequenti. Augh.

venerdì 4 gennaio 2008

CANE NON MORDE CANE / IL COMUNE CHIEDE UN PARERE SULLA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE IN UN PROCESSO DI MAFIA. A CHI? AL LEGALE DI FIDUCIA DELL'IMPUTATO

Sta per aprirsi il processo per l'omicidio di Gianluca Congiusta, un giovane commerciante di Siderno incappato nelle maglie degli ndranghetisti e ucciso per aver tentato di non riconoscere il potere della cosca egemone. Il Comune di Siderno è sollecitato da più parti affinché si costituisca parte civile davanti al magistrato: lo auspicano i familiari del ragazzo, nel cui nome da anni svolgono un'opera di pubblica e costante denuncia antimafia, ma anche le associazioni e alcuni partiti del centrosinistra.
Una rogna, deve aver pensato il sindaco che per lavarsene le mani decide di non decidere, e chiede un parere legale all'Ufficio competente, formato da legali convenzionati col comune. Il parere elaborato è negativo: l'omicidio di Gianluca Congiusta non avrebbe causato alcun danno patrimoniale o di immagine, al soggetto pubblico e collettivo rappresentato dal Comune. Firmato (tra gli altri anche da) Maria Tripodi, avvocato. Strane argomentazioni, si direbbe. Fin quando non viene furi che l'avvocato Tripodi è anche il legale di fiducia di Tommaso Costa, imputato come responsabile dell'assassinio. Un pasticcio, insomma. Che la Tripodi tenta di rattoppare cosi: "Sarebbe stato opportuno non partecipare alla discussione sulla richiesta del Comune...". E se lo dice lei...
Aggiornamento 1. Il sindaco di Siderno, quello che "non potevo trascinare il comune in un Tribunale", querela Paolo Pollichieni, direttore di CalabriaOra, per un suo chiaro e coraggioso articolo sulla vicenda. Qui una pagina con i commenti di sindaci del comprensorio, e qui, sempre da CalabriaOra, la ricostruzione di un messaggio del mafioso dal carcere: "Se esco di qui in tre mesi arriviamo alla Regione".
Aggiornamento 2. Il sindaco di Siderno, sui quotidiani da giorni, butta la spugna e si sfoga: "Sulla questione Costa ero terrorizzato. Tante persone sono state uccise e io ho una famiglia". Legittimo attendersi contestuali scuse e dimissioni. Invece no. Continuiamo così, facciamoci del male, direbbe Michele Apicella.
Aggiornamento 3. Il sindaco di Siderno non finisce di stupire. Ora si apprende che è "pronto a candidarsi alla Camera". Nel compiere questo sacrificio il primo cittadino evidentemente non teme che la sua recente uscita sulla questione Congiusta possa nuocergli in termini elettorali...