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martedì 17 luglio 2007

MISSIONE FINITA PER IL SUPERPREFETTO DE SENA. L'UOMO CHE TOLSE OGNI ALIBI AI CALABRESI SPIEGANDO CHE LA MAFIA STA IN PIEDI GRAZIE AL LORO SILENZIO

Valigia pronta per il prefetto di Reggio Calabria, andrà a fare il vicecapo della polizia. Se l'indiscrezione su CalabriaOra di oggi, a firma del direttore Paolo Pollichieni, è vera (come lo è, visto che si riferisce a una comunicazione del Viminale), per la Calabria si chiude una fase. Luigi De Sena è stato richiamato a Roma mentre nessuna delle ragioni che avevano spinto a inviarlo quaggiù sono venute meno. Anzi sono se possibile ancora più urgenti: pubblica amministrazione inefficiente e infiltrata, politica intrecciata al mercato del consenso, economia legale surclassata da quella illegale. A questo si aggiunga il protagonismo degli uomini della ndrangheta e la singolare debolezza della società civile, ed ecco la Calabria di oggi. Quella che De Sena aveva compreso e descritto in una sua Relazione lucida e puntuale, che toglie ogni alibi a quanti, singoli e istituzioni, rispetto alla ndrangheta e al degrado civile mettono in scena quello "Stato che si costerna, s'indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità"(Fabrizio De Andrè, Don Raffaè), e a quegli altri che di lotta per la legalità si riempiono la bocca al solo scopo di camuffare una sostanziale complicità.
De Sena dunque lascia, e la cosa non può che raffreddare le già tiepide speranze di riscatto. Ci si chiede che fine farà il suo lavoro su temi come il riuso dei beni confiscati, la sicurezza al porto di Gioia Tauro, la formazione di una coscienza sociale, per dirne solo alcuni. Non resta che auspicare che al suo posto venga assegnato qualcuno capace di portare più avanti quelle considerazioni e non piuttosto, un normalizzatore.

lunedì 16 luglio 2007

LE MANI SULLA CITTA' / DA UN FILONE DELL'INCHIESTA "ARCA" UN FILO CHE PORTA ALL'ASSINDUSTRIA. LA DDA DI REGGIO INDAGA SU UN PRESUNTO CONTO SEGRETO

Gli ex presidenti di Assindustria reggina non si mostrano sorpresi dell'indagine della Dda che ipotizza una gestione allegra della Cassa edile (di cui sono componenti due degli arrestati nell'operazione Arca), con verbali falsificati e un misterioso conto corrente segreto da cui sarebbero partite prebende a sindacalisti e altri personaggi. I pezzi di CalabriaOra. Dalle dichiarazioni di Eduardo Lamberti Castronuovo, già alla guida dell'associazione, emerge che in passato le denunce circa le presunte irregolarità erano state sistematicamente neutralizzate, e che all'interno dell'organismo vi erano due diverse cordate di imprenditori, una più spregiudicata dell'altra.

venerdì 13 luglio 2007

* ULTIMISSIMA * / "PRODI INDAGATO A CATANZARO". SUL SITO DI PANORAMA LA NOTIZIA DEL COINVOLGIMENTO DEL CAPO DEL GOVERNO NELL'INCHIESTA DI DE MAGISTRIS

(Da www.panorama.it): Il Presidente del consiglio Romano Prodi è stato iscritto sul registro degli indagati dalla procura di Catanzaro. Il reato ipotizzato è l’abuso d’ufficio. Per la procura si tratta di un atto dovuto, anche a tutela delle garanzie della difesa, che permetterà di chiarire i rapporti tra il premier e altri personaggi sotto inchiesta per la cosiddetta loggia di San Marino. Da mesi il sostituto procuratore Luigi De Magistris sta indagando su un presunto comitato d’affari che, sull’asse San Marino-Bruxelles, si sarebbe arricchito incassando finanziamenti dell’Unione europea in modo illegale. (...) (segue qui).
Qui la risposta di Prodi con una dichiarazione all'Ansa delle 17:42: ''Ho appreso poco fa dal sito internet del settimanale Panorama di essere stato iscritto sul registro degli indagati dalla Procura di Catanzaro. Pur non avendo ricevuto alcun avviso di garanzia o informazione al riguardo, non posso che testimoniare, come sempre, la mia totale fiducia nel lavoro dei magistrati che hanno voluto tutelare la mia persona, se l'avviso di garanzia sara' effettivamente confermato, con un atto che permettera' di dimostrare la mia totale estraneita' a qualsiasi eventuale accusa''. E' quanto afferma in una dichiarazione diffusa da Palazzo Chigi il premier Romano Prodi.
Sulla vicenda interviene anche il procuratore Mariano Lombardi: "Non so nulla".
Per qualche ora regna l'incertezza: Prodi non ha ricevuto nessuna notifica, dalla procura nessuna conferma, dal suo capo una reazione stizzita per negare di esserne al corrente. Su Repubblica.it le polemiche in ambito giudiziario.
Su Dagospia un pastone che raccoglie da diverse fonti e parla di Prodi e di De Magistris. Di quest'ultimo Ansa mette in rete una anticipazione dell'intervista che ha rilasciato a Riccardo Iacona (in onda martedi 17): "(...) c'e' una nuova forma di criminalita' organizzata, la criminalita' organizzata dei colletti bianchi, cioe' formata da pezzi importanti delle istituzioni, della politica, delle professioni, del mondo finanziario, dell'impresa", dice il magistrato. E aggiunge: "Non ci illudiamo che la magistratura e il giornalismo siano estranei a questo sistema.". Un concetto ripetuto in una intervista (a Parigi) col Corriere della Sera, in cui si sostiene (da parte del giornalista Carlo Vulpio) che Prodi è indagato e che nell'indagine compaiono società a lui riconducibili. La replica di Sircana.

martedì 10 luglio 2007

L'AUTOSTRADA DELLE COSCHE: SUBAPPALTI, ESTORSIONI E -SORPRESA- UN SINDACALISTA CGIL. POLITICA E MALAFFARE: USURA, TRUFFE E VOTI AL CONSIGLIERE UDEUR

Un'inchiesta ("Arca", della procura reggina) porta 15 persone in carcere e svela i taglieggiamenti alle imprese che lavorano all'A3 Salerno-Reggio. Coinvolto un sindacalista Cgil, Noè Vazzana, assistente di cantiere. Per i pm avrebbe svolto il ruolo dell'ufficiale di collegamento con la cosca mafiosa dei Bellocco di Rosarno. Tra le imprese anche quelle legate alla Lega delle Cooperative: pagavano anche loro le mazzette richieste (ecco i lanci d'agenzia e le due pagine del Quotidiano: 1, 2.). Così il giorno dopo. Sempre sul Quotidiano un profilo delle imprese coinvolte.
Un'altra inchiesta ("Omnia", della procura di Catanzaro) fa le pulci a una cosca della sibaritide (una zona un tempo immune dalla presenza mafiosa) arricchitasi grazie allo sfruttamento sistematico di subappalti in opere pubbliche, alle truffe all'Inps, all'usura e il voto di scambio (qui i lanci d'agenzia). 60 gli ordini di custodia cautelare. Indagato (e perquisito) anche il capogruppo in Consiglio regionale dell'Udeur, Franco La Rupa. Qui quattro pagine del Quotidiano (1, 2, 3, 4) e le altre del giorno seguente (1, 2).
Cosa hanno in comune le due inchieste? Forse molte cose, ma quella che di più risalta è l'inquietante livello di infiltrazione (del sindacato, dei partiti, in questi due casi) degli interessi mafiosi. Non basta sospendere e/o prendere le distanze, come nel caso di Vazzana ha fatto la Cgil e in quello di La Rupa l'Udeur. Occorre chiedersi come mai coloro che oggi si vorrebbero allontanare un tempo furono accolti. La spiegazione sta nel fatto che in politica (e nemmeno purtroppo a sinistra) non si va poi tanto per il sottile. I voti (come i soldi) non puzzano, tanto vale...
Effetti collaterali: dalle indagini emergono le tracce di vere e proprie frodi nella qualità delle forniture nei cantieri autostradali, e l'assesssore regionale Michelangelo Tripodi rivela che nei mesi scorsi un manufatto appena eseguito é subito crollato, e si chiede quali verifiche di sicurezza si intendano compiere per accertare le condizioni statiche delle opere.
Era osservato da tempo, ma solo il 15 luglio viene arrestato il boss Giuseppe Bellocco.

sabato 30 giugno 2007

VIVA LA MAFIA ABBASSO LA MAFIA / IN CALABRIA I MURI PARLANO E QUALCUNO INNEGGIA ALLA NDRANGHETA. IL CONSENSO SOMMERSO DI CUI GODE IL SISTEMA ILLEGALE

Mesi fa fece parlare di sé una scritta apparsa su un muro di Cinquefrondi, nella Piana di Gioia Tauro, che in assoluta controtendenza affermava un tremolante ABBASSO LA MAFIA. Come nell'abusato paradosso giornalistico dell'uomo che morde il cane, la scritta si fece notizia. Ora, pescando da vocelibera, un blog calabrese, viene fuori che il cane è tornato a mordere l'uomo. A Bovalino infatti, é comparso più di recente un VIVA LA NDRANGHETA.
Ovviamente i graffiti urbani, a leggerli tutti, offrono di queste perle. Fa pensare tuttavia l'indifferenza, quando non l'esplicito sostegno, che molta parte della società esprime in rapporto alla presenza mafiosa. Potrei sbagliarmi, ma la quota a me pare in crescita. Così, mentre magistratura, politica e poteri vari si passano la palla in un gioco sull'orlo del vulcano, tra la gente questa è l'aria che si respira. Un altro spunto per i media locali, a cui, informando con chiarezza e completezza, spetta il compito di far crescere la consapevolezza sociale.
In gioco c'è la questione del consenso di cui il sistema dell'illegalità gode. Qualcosa confinata tra i tabù dalla coscienza collettiva calabrese, che preferisce non porsi domande a riguardo. Perché di domande da porsi ce ne sarebbero, se a ogni questionario somministrato tra i ragazzi viene fuori che il modello dello ndranghetista, in quanto a popolarità, tiene testa a tronisti e veline (ultimo in ordine di tempo un sondaggio presso le scuole di Taurianova, raccontato da un servizio della Tgr). Un segnale che dice brutto per il futuro...

giovedì 28 giugno 2007

STRACCIVOLANTI / GRASSO ALL'ANTIMAFIA: "FINCHE' LA POLITICA CALABRESE NON VORRA' FARE LUCE AL SUO INTERNO NON SI RISOLVERA' IL CASO FORTUGNO"

Il caso Fortugno continua a riservare sorprese. Giorni fa l'audizione (in due riprese: 1, 2) davanti alla Commissione antimafia del procuratore nazionale della Dna Piero Grasso è suonata come l'ammissione di una sconfitta giudiziaria: "io non parlo di timori dei magistrati verso i politici. Ma occorre la volonta' di certi ambienti di fare piena chiarezza: cosi' si possono capire i moventi ed eventualmente trovare i mandanti", secondo un lancio dell'AdnKronos. In altre parole: moventi e mandanti affondano nella politica calabrese (scusate se è poco), e se questa non vuole fare chiarezza al suo interno, la magistratura non potrà che girare a vuoto.
Insomma, un pasticcio: per la politica, per gli uomini della politica. Di più, per la giunta che avrebbe dovuto far risorgere la Calabria, dopo i cinque fallimentari anni del centro-destra, e invece si trova a davanti a un Consiglio regionale con almeno 29 inquisiti, galleggiando nel mare inquinato di una politica ancora più compromessa. E senza essere riuscita a marcare una-differenza-che-sia-una con le peggiori tradizioni locali, dal clientelismo al trasformismo. Di fatto una situazione difficile, piena di veleni e scorciatoie. Di questo parla in una dichiarazione Franco Corbelli, del Movimento Diritti Civili.
A tenere alta la tensione ci sono poi le minacce ripetute e frequenti alla vedova Fortugno (deputata Ds in Commissione antimafia), e come in tutte le crisi maggiori, non mancano le pressioni e le intimidazioni ai magistrati. Attacchi e risposte che descrivono una ndrangheta aggressiva ma mettono a nudo conflitti tra uffici, contrasti personali, sgambetti, e che producono come effetto la quasi-paralisi della già marginale attività della giustizia.
Aggiornamenti. A Locri comincia il processo in Corte d'Assise ai presunti esecutori del delitto e all'on. Laganà, vedova Fortugno, arriva la quinta lettera di minacce.

mercoledì 27 giugno 2007

CALABRIERAI / IN AUTUNNO IN ONDA QUATTRO MINI-SERIE DELLA TELEVISIONE DI STATO AMBIENTATE NELLA REGIONE

Oltre che dal presidente del Consiglio, la Calabria è la "regione prediletta" anche dalle fiction Rai. Nella stagione prossima prepariamoci a vedere almeno quattro mini-serie ambientate da noi: Gente di Mare 2, Fuga con Marlene, Rino Gaetano e Artemisia Sanchez (senza contare l'annunciato Cacciatori di Calabria). Un exploit senza precedenti per la regione, che gli osservatori esterni spiegano con l'attrattività di un paesaggio mediterraneo sempre cangiante (anche se chi conosce le cose di casa attribuisce più prosaicamente il fenomeno al legame affettivo con la sua terra d'origine di Agostino Saccà, il capo di RaiFiction). In più, non pare abbiano pesato gli sgradevoli precedenti della prima serie di Gente di Mare, finita nella bufera per le infiltrazioni mafiose nella produzione (un pezzo del Corriere della Sera).
Niente di male, naturalmente, se nell'intrattenimento nazional popolare comparirà con più frequenza la Calabria. Anzi. L'immaginario collettivo si nutre più di mezzi del genere che di analisi sociologiche. Per un giudizio sul linguaggio dei film resta da vedere il registro narrativo che ciascun autore avrà scelto, ma da subito si può essere soddisfatti di alcune cose. Ad esempio del fatto che si sia scelto di raccontare Rino Gaetano, un artista che appartiene al mondo e che la Calabria può a ragione rivendicare di avergli dato i natali. Oppure di mettere in scena Artemisia Sanchez, il bel racconto storico di Santo Gioffré, medico, politico e ora anche scrittore (una storia nella Seminara del 700, che per renderla sullo schermo è stato necessario girare gli esterni in Basilicata!). Insomma, in autunno vedremo.
(A margine segnalo la presenza, nella produzione delle fiction, della Calabria Film Commission. Si tratta di una struttura creata dalla regione con il sostegno dello stato col compito di rendere appetibile per i produttori ambientare i loro film nel territorio regionale. Sul web della CFC si trova poco - ad esempio qui, qui, qui, qui. Appena possibile metterò on line altri risultati).

martedì 19 giugno 2007

BOOM / LA BOMBA DELL'ESTATE. LA CUPOLA CALABRESE: TRA MASSONERIA POLITICA E AFFARI UNA "MACCHINA DEL POTERE". APPALTI, ASSUNZIONI, (E VOTI?)

Inchiesta del Pm di Catanzaro De Magistris. Nome in codice: WhyNot, come una delle imprese coinvolte. Indagati imprenditori (Tonino Saladino, pioniere della Compagnia delle Opere in Calabria), politici regionali (Nicola Adamo, Ds, vicepresidente della Regione e Giancarlo Pittelli, coordinatore regionale di Forza Italia), militari e agenti segreti. La storia merita di essere seguita, per ora pubblico una serie di link a materiali di stampa. Ecco un pezzo di Repubblica (anche qui e qui). Se invece volete leggere i primi lanci d'agenzia cliccate qua (qui per la seconda giornata). Qui una inchiesta dei mesi scorsi uscita su La Stampa ed un'altra de l'Espresso. Dagospia ha pubblicato qualcosa. Anche Panorama (segue qui). Alcuni giornali parlano anche di una inchiesta di qualche mese fa, che aveva coinvolto politici regionali. AdnKronos parla di una testimone. Qui ci sono alcuni cut-and-copy dalla rassegna stampa della Regione Calabria relativi alla vicenda WhyNot? (lavoro interinale fornito alla Regione per 11 milioni di euro).
Disponibili le pagine dedicate alla vicenda dal Quotidiano della Calabria (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7). La Stampa: Ora don Giussani si rivolta nella tomba. La Gazzetta del Sud: Una lobby di politici, imprenditori e massoni? (anche qui). Il Messaggero: Il Pm: Una superlobby dietro la loggia", poi qui.
La Repubblica di mercoledi 20 giugno. Qui altri pezzi della giornata. Quelli del Quotidiano della Calabria (1, 2, 3, 4, 5, 6). Molto minore l'eco sui giornali del terzo giorno. Qui le tre pagine del Quotidiano (1, 2, 3)
Il Sole24Ore sugli intrecci societari attorno a Saladino. Un sistema da 100 milioni l'anno. Poi segue:1, 2, 3, 4, 5. Gazzetta del Sud, 1, 2. CalabriaOra, qui. Il Quotidiano di sabato 23 giugno.
Chi è Tonino Saladino. Dopo essersi laureato in Medicina veterinaria comincia a lavorare per la Compagnia delle Opere, una struttura che riunisce esperienze imprenditoriali ed è vicina a Comunione e Liberazione. Ecco come ne parlano, di lui, su Tracce, Rivista internazionale di Comunione e Liberazione (segue qui), e su Tempi (segue qui). All'inchiesta di Catanzaro reagisce Vittadini, della Compagnia delle Opere. Su Cdo e Caso Calabria, anche un intervento di Raffaello Vignali. Saladino, il Vescovo e il Decalogo "per una politica virtuosa e non virtuale", sul Quotidiano.
A tre settimane circa dallo scoppio della vicenda, arrivano i primi contraccolpi: ispezione ministeriale al Tribunale di Catanzaro. Viene fuori anche un possibile ruolo del procuratore Lombardi. E le indagini proseguono: perquisizioni a ObiettivoLavoro.
Prima pronuncia sui ricorsi degli imputati: annullati alcuni atti di sequestro. Il Quotidiano.

giovedì 14 giugno 2007

LOTTA ALLA NDRANGHETA E RAZZISMO / SUCCEDE A REGGIO CALABRIA: NESSUNO DELL'ANTIMAFIA AI FUNERALI DI UNA VITTIMA. ERA UN ROM

Risale allo scorso 28 aprile l'omicidio a Reggio Calabria di Cosimo Abruzzese, 29 anni, padre di quattro bambini. Cosimo era un rom, e lavorava al servizio di raccolta di rifiuti ingombranti organizzato grazie a un progetto delle associazioni e situato all'interno di un immobile confiscato ad una famiglia di ndrangheta. Lo hanno ucciso con una dinamica evidentemente mafiosa, sparandogli mentre in tuta e scarponi stava andando al suo lavoro alla cooperativa Rom 1995.
Per i media locali la morte di Cosimo sarà stata un episodio della violenza nella vasta comunità rom, a Reggio ormai stanziale. E se la vicenda sui giornali si è spenta con una breve in cronaca, non si sarà saputo nemmeno che ai funerali di Cosimo c'erano solo i suoi compagni e nessun altro: non il Comune, non la Regione, non il sindacato, non i politici della sinistra, non i militanti dell'antimafia giovanile. Una sottovalutazione denunciata da Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera di Rifondazione, in un commento su Liberazione (e ripresa dal sito web di Rifondazione) ma che non pare essere stata percepita proprio a Reggio. (Sempre di Migliore anche questa interrogazione parlamentare). Qui c'è il comunicato dell'Opera Nomadi (segue qui, e qui) di Reggio Calabria, una splendida realtà solidale che superando infiniti ostacoli lavora ogni giorno accanto ai rom reggini.

mercoledì 13 giugno 2007

BALLANDO SUL TITANIC / RIPETUTI ALLARMI SU UNO SCONTRO IMMINENTE TRA LE COSCHE DELLA NDRANGHETA. DOPO LA PREVISIONE DELLA DDA, LA CONFERMA DI DE SENA

Ai primi di maggio era trapelata una allarmata presa di posizione della procura reggina. "Temiamo una nuova guerra di ndrangheta", scrissero il procuratore Scuderi e il coordinatore della Dda Boemi in una lettera al ministro Mastella. Lo scenario venne pure confermato da una parallela informativa dei servizi. La denuncia torna attuale in questi giorni, con l'audizione del prefetto di Reggio De Sena davanti alla Commissione parlamentare antimafia. Il superprefetto parte dall'analisi di un omicidio recentemente compiuto a San Luca per ipotizzare il rischio di una nuova faida. Qui il pezzo del Quotidiano e qui quello di Gazzetta del Sud. Questo link porta agli atti della Commissione Antimafia. Questi invece i lanci dell'Ansa.

martedì 12 giugno 2007

IL BARONE MITOMANE E L'INFORMAZIONE "BUCA-DELLE-LETTERE". A REGGIO UN INFORTUNIO GIORNALISTICO MOSTRA COME SI LAVORA: SENZA VERIFICARE LE FONTI

La storia - che pare uscita da un film di Totò - comincia col barone Giuseppe Cordopatri in giro per le redazioni reggine. Vuole informare di un suo parente riconosciuto colpevole di averlo molestato e vuole far sapere di aver donato i 35 mila euro del risarcimento conseguente alla Fondazione Rita Levi Montalcini, per la costruzione di una casa famiglia per le ragazze madri in Somalia. Il racconto, sostenuto da foto e da un carteggio, esce il giorno dopo sui quotidiani: qui le due compassionevoli colonne in cronaca della Gazzetta del Sud.
Poteva finire qui, e invece qualcuno solleva dei dubbi, e, seppure in ritardo, una giornalista di Calabria Ora fa quello che avrebbe dovuto fare prima di pubblicare il pezzo: verifica la notizia. Un giro di telefonate per scoprire che era tutto una patacca.
Dei fini del bizzarro barone se ne occuperà forse la giustizia. A noi qui interessa osservare come abbia funzionato il news-making, ovvero come un falso sia divenuto una notizia. O, meglio, come in questo caso sia stata patentemente violata una delle regole portanti del giornalismo, la verifica delle fonti.
Perché si tratti di una regola fondamentale è semplice: una cosa non verificata potrebbe essere non vera. E chi ha il potere di riempire pagine che verranno lette da migliaia di persone, ha anche il dovere di distinguere il vero dal falso. Ma quante volte questo accade concretamente? Vediamo. Di fatto nelle redazioni i lanci delle agenzie, i comunicati ufficiali di carabinieri e polizia, e cose del genere vengono considerati fonti secondarie attendibili, e praticamente sempre vanno in pagina senza nessuna verifica. Una tendenza che se generalizzata produce l'idea che le verifiche, tout-court, siano superflue. Così quando arriva in redazione una persona conosciuta, con foto e lettere tali da apparire autentiche, a offrire testimonianza di un bel gesto, il redattore che lo incontra e ne raccoglie la storia non si lascia nemmeno sfiorare dal dubbio che prima di raccontarla a tutti bisognerebbe esserne davvero certi della sua veridicità, ovvero compiere le necessarie verifiche. Ecco il rischio che si corre ad adottare il principio, così diffuso tra le redazioni calabresi, della "buca-delle-lettere".

venerdì 1 giugno 2007

COM'E' FINITA / TANTO RUMORE PER NULLA. CHE EFFETTO HA FATTO LA CAMPAGNA FINTO-SHOCK DI OLIVIERO TOSCANI SULLA CALABRIA?

Di Oliviero Toscani faccio fatica a occuparmene. Di lui ho in mente due o tre cose geniali (la divisa insanguinata del soldato ucciso, la nave dei disperati di Bari che trabocca di uomini...) e un sacco di altre che mi hanno infastidito. C'è di peggio. Non mi cala quel suo atteggiarsi a guru, una specie di re-mida della comunicazione che tutto vede e tutto prevede. Ovvio che con queste premesse l'occhio su Gli ultimi saranno i primi, la sua campagna per la Regione Calabria mi è caduto un po' di traverso. Ma il giudizio è rimasto sospeso, in attesa di capire: volevo vedere dove portasse l'idea di rovesciare lo schema, capovolgere un significato, spingere avanti una provocazione. Toscani se n'è uscito proponendo di rovesciare non la realtà, ma un pregiudizio, un cliché, un fatto immateriale puro, come lui stesso dice in questa intervista postata su youtube. Una scelta che, unita a quella di fare una serie di foto di ragazzi sul lungomare di Reggio Calabria (che sembrerebbe la prima cosa che gli è passata per la mente), mi ha fatto sciogliere la riserva: la campagna di Toscani non mi piace. E proverò a fare una lista dei punti critici.
Il destinatario. Poco chiaro chi sia in effetti, se il cittadino medio italiano, invitato a levarsi il paraocchi, o invece i calabresi stessi, chiamati a esorcizzare i pregiudizi. La assoluta prevedibilità delle foto: ragazzini e ragazzine con l'apparecchio ai denti e gli occhi buoni, un marchio di fabbrica del Toscani più noto, si direbbe. L'obiettivo comunicazionale. Non saprei quale sia, con esattezza, se non quello di ridere di un pregiudizio un po' razzista (dare del terrone o del mafioso ai calabresi); pregiudizio che in realtà nell'attuale ordine dei rapporti sociali non rappresenta affatto "il cuore del problema", che resta quello di una Calabria incapace di elaborare una immagine di se stessa e in preda a spinte irrazionali. Come se Toscani avesse messo a fuoco il punto sbagliato per ancorare il suo discorso.
Per sovrappeso aggiungerei che lo stesso senso di scontatezza me lo suggerisce anche il processo mentale che ha portato gli uomini della Regione a pensare a Toscani per una iniziativa nella comunicazione. Interessati magari più che al prodotto dell'artista, al suo brand, al suo essere uomo-comunicazione, capace di dare un valore aggiunto all'iniziativa. Ridotta cosi, diventa un'operazione tra Vip da almeno 900.000 euro, secondo questa fonte. Una performance alla Sgarbi, solo un po' più costosa. Non troppo lontana dalla passeggiata di Valeria Marini sul corso di Reggio ideata qualche anno fa dall'appena confermato sindaco. Altre critiche qui.
Toscani tuttavia una cosa l'ha innescata: la corsa a taroccare le sue foto cambiandone il claim, una pratica in cui si sono cimentati in diversi (ad esempio questo blog). Qui la versione dei ragazzi di ammazzatecitutti.org
A proposito di campagne di comunicazione promosse dagli enti calabresi, segnalo Mare Vostrum, uno spot turistico su Reggio Calabria che ho trovato semplice e sincero (bella anche la musica dei Quartaumentata), ma del quale non mi convince per alcuni versi il claim. A dire Mare Vostrum si evoca naturalmente Mare Nostrum, il Mediterraneo. Solo che in latino il possessivo alla seconda persona plurale fa Vestrum, e non Vostrum. Da qui il gioco: un cambio di vocale, come farebbe un enigmista, e una voluta evasione dalle regole morfologiche, per strizzare l'occhio al latinorum. Una scelta legittima certo, ma che forse andava rivendicata anche nella grafica del claim, che invece resta uniforme e omogenea. Tanto da far pensare a un errore, anche a chi il latino lo ha fatto alle medie.

CALABRIA SOTTO LE SCARPE / QUELLI CHE PARTONO, QUELLI CHE TORNANO. BASTA ANCORA L'"ODIO-AMORE" PER SPIEGARE IL RAPPORTO CON QUESTA TERRA?

Sollecitato da Granchius, apro una riflessione sul rapporto con la Calabria dei calabresi che vivono fuori dalla regione e che non di rado quando ci tornano si sentono come un pesce fuor d'acqua. Granchius segnala una intervista del Corriere della Sera a Rosaria Schifani, la moglie di un agente della scorta di Giovanni Falcone, che racconta il suo ritorno a Palermo. E dice: "Non si tratta di Calabria, ma nelle sue parole mi sono riconosciuto. Chi si allontana da quella terra, al ritorno vede le cose con altri occhi".
Quelli che partono, invece, possono essere rappresentati da Filippo Callipo, già capo di Confindustria calabrese e vittima del racket. Che giusto un anno fa diceva: "La Calabria è persa, mi ritiro". Qui l'intervista di Attilio Bolzoni su Repubblica.

lunedì 28 maggio 2007

*ULTIME* / ELEZIONI A REGGIO CALABRIA, RICONFERMATO SCOPELLITI (AN). RISULTATI UFFICIALI: LAMBERTI (UNIONE) BATTUTO 70,0 A 25,6

Qui i dati reali in diretta (da Repubblica.it). Un esempio di parzialità (o di imbarazzo): alle 19:24 di lunedi il sito web di ReggioTv non riporta ancora i risultati... Altra prova di parzialità, anche se a parti invertite, la "notizia" di Telereggio, tv concorrente e vicina al centrodestra: "Arrivano i primi risultati parziali: a Santa Caterina. Su 100 schede scrutinate in due sezioni, 80 sono a favore di Scopelliti, mentre 20 a favore di Lamberti". Lamberti, intervistato da ReggioTv così commenta: "Mi aspettavo di perdere, ma non in questo modo. I cittadini di Reggio hanno scelto l'illegalità". Per opinioni meno interessate vi segnalo questo post, che come al solito oltre che per le tesi che sostiene va letto anche per le reazioni che solleva... Invece, l'opinione critica (autocritica?) di un pezzo della sinistra sta su aprile-on-line, in una nota di Nuccio Iovene, senatore ds, che - tra l'altro - cosi scrive: "Scopelliti si è fatto sostenere da ben 22 liste, mentre il centrosinistra ne ha schierate "solo" 12, mettendo in campo, è stato calcolato, un candidato per ogni 24 voti validi: non c'era famiglia che non avesse un parente o un conoscente intimo candidato alle elezioni". .

mercoledì 23 maggio 2007

CONVITATO DI PIETRA / E ALLA FINE COMPARVE LA NDRANGHETA. ATTENTATO INCENDIARIO A REGGIOTV, IL CANALE CITTADINO DEL CANDIDATO A SINDACO LAMBERTI

E alla fine la ndrangheta ha cercato il gesto a effetto, con l'attentatino semplice semplice eppure di grande clamore. Uno straccio imbevuto di benzina e il portone di ReggioTv che va in fumo, come dire: il massimo risultato mediatico col minimo sforzo criminale. ReggioTv è il principale canale cittadino ed appartiene a Eduardo Lamberti Castronuovo, imprenditore della sanità e candidato a sindaco per l'Unione. Le elezioni (per An l'uscente Scopelliti) si svolgeranno domenica prossima. Fin qui la campagna elettorale non ha nemmeno sfiorato i temi della ndrangheta o della legalità o della sicurezza. Il che naturalmente non è dovuto al fatto che ndrangheta e problemi di legalità a Reggio non esistano, ma solo che di essi non se ne parla. E quando non se ne parla, il convitato di pietra si fa sentire.
Le reazioni. Sia quelle locali che nazionali esprimono "solidarietà" a Lamberti. Il suo antagonista Scopelliti definisce l'episodio "inquietante e inqualificabile". Sostegno e preoccupazione arrivano da Minniti e Fassino. Analoghe le parole usate dall'Osservatorio sui minori. Infine, la Tv e il suo editore rispondono cosi: "Vogliono farci tacere ma noi non staremo in silenzio" In una intervista al Quotidiano Lamberti ricorda i toni accesi usati contro l'emittente in un comizio da Francesco Storace, e rivela di aver sospeso la messa in onda di uno spot sulla sua candidatura dopo le minacce ricevute dalla attrice che compariva in alcune scene.
Solidarietà anche dai media locali, che in qualche caso vanno nella redazione di ReggioTv e parlano coi giornalisti.
La vicenda viene riassunta su un pezzo di cronaca di Repubblica.it che fa un pastone sugli ultimi fatti in Calabria. Una triste giaculatoria di minacce e attacchi che assomigliano alla cronaca di una giornata di un paese in guerra. Un'ultima noticella: tra i candidati al Consiglio comunale ce n'è uno che ha suscitato le proteste di molti. Si chiama Claudimiro Suraci, 23 anni, ed era stato fermato nel 2006 in flagrante mentre incendiava una sezione di Rifondazione comunista. Quando si dice "fare un muro contro l'illegalità"...

domenica 20 maggio 2007

IL GATTUSO-PENSIERO / IN CAMPO E FUORI DAL CAMPO, QUI E FUORI DI QUI. RINGHIO SI CONFESSA E PROPONE LA SUA IDEA DI CALABRESITA'

Dalla Calabritudine di Pino Nano, alla Calabresità di Gennaro Gattuso. Il calciatore del Milan e della Nazionale, nato a Corigliano Calabro, dopo le difese avversarie travolge anche i tifosi pubblicando con Feltrinelli la sua autobiografia:"Se uno nasce quadrato non muore tondo". Gattuso è ormai un personaggio della comunicazione globale: risulta bello, genuino, vero, appassionato, disponibile, buono (e anche un po' "sturduto" e a volte in preda a convulsioni linguistiche - come tanti, che possono cosi perfino identificarvisi). Insomma un testimonial ideale per la pubblicità, l'editoria, la tv e perfino l'azione umanitaria. Ma la vicenda di Gattuso-comunicatore forse non avrebbe attirato la nostra attenzione se non ci fosse stato un articolo-intervista di Antonio D'Orrico su Corriere Magazine, che sotto l'apparenza di un incontro col Vip, sollevava riflessioni interessanti sull'immagine che i calabresi hanno di se stessi. Ringhio: "Io penso anche in calabrese, è più veloce, è più comodo... Anche sul campo, quando bisogna prendere una decisione in una frazione di secondo, il mio cervello comincia a produrre idee in calabrese". «Essere terroni significa avere delle radici molto solide, vuol dire amare e portare avanti le tradizioni, non rinnegare mai la propria cultura e la propria identità, dare al proprio figlio maschio il nome del nonno, avere un rispetto sacro per la famiglia e per gli amici».

venerdì 18 maggio 2007

CALABRIA RICORDA / LA STORIA DEL PARTIGIANO MARCO, DA ROCCAFORTE DEL GRECO ALLA SPAGNA ANTIFRANCHISTA, ALLA LIBERAZIONE DI LA SPEZIA

Che la Calabria abbia dato, al pari di molte altre regioni, un contributo significativo alla lotta di Liberazione dai nazisti e dai fascisti, è più o meno noto. Quello di cui si sa poco invece è del profilo dei calabresi che tra il 1943 ed il 1945 combatterono al Nord nelle formazioni partigiane. Si potrebbe pensare che fossero in pochi: si sbaglierebbe. Le numerose ricerche degli ultimi anni stanno aiutando a recuperare un buco nero nella conoscenza della nostra storia e portano alla luce nomi, volti e storie che meritano di lasciare traccia. "La spiga di grano e il sole", un documentario nato dalla collaborazione tra diverse esperienze di Reggio Calabria, racconta la vita di Marco Perpiglia, di Roccaforte del Greco, che combattè in Spagna e poi a La Spezia. Il film, basato sulle interviste e le testimonianze di prima mano, é stato presentato a La Spezia, Parma, Reggio Calabria, oltre che al Festival Nazionale dell'Unità, e la squadra di autori continua a lavorare sul tema. Dello stesso filone archivistico fa parte un più imediato lavoro sulla rinascita democratica dopo il fascismo nella Piana di Gioia Tauro. "Allora piangeranno mentre noi camminemeremo", di Lavorato e D'Agostino raccoglie le voci di molti ormai vecchi militanti della Cgil, del Pci, del Psi e della Dc, che ricostruiscono occupazioni di terre, conflitti con la polizia e veri e propri scontri, e restituiscono un'idea di quanto braccianti e contadini calabresi negli anni Cinquanta potessero essere poveri e privi di qualsiasi tutela sociale.

CALABRIA RICORDA / "IL SANGUE DEI GIUSTI": IL MUGNAIO CHE SI RIBELLO' ALLA NDRINA E LO STUDENTE INCAPPATO IN UNA FAIDA

Claudio Cerri, Danilo Chirico e Alessio Magro sono gli autori di Il sangue dei giusti. Ciccio Vinci e Rocco Gatto due comunisti uccisi dalla 'ndrangheta. Il volume è stato presentato domenica 13 maggio alla Fiera del Libro di Torino 2007. Racconta la vita di due giovani uomini, negli anni Settanta trucidati dalla mafia per aver osato essere liberi. Rocco Gatto era un mugnaio di Gioiosa Ionica. Militante del Pci, aveva sacrificato la sua vita per il lavoro e la famiglia, e non aveva mai piegato la testa. Anche quando avevano tentato di estorcergli denaro, anche quando era stato minacciato, anche quando aveva capito che la sua vita era irrimediabilmente in pericolo. Lo hanno ucciso il 12 marzo del 1977. Ciccio Vinci muore il 10 dicembre 1976 nelle campagne della piana di Gioia Tauro, ucciso per sbaglio nella sanguinaria lotta tra i clan della zona. Era un giovane comunista, impegnato nella lotta antimafia, in tempi in cui esserlo non era né facile, né scontato. Un ragazzo buono, raccontano, dai sani principi e dal forte impegno civile.

DIRITTO E ROVESCIO / IN UN LIBRO CIO CHE RESTA DOPO UN SEQUESTRO IN ASPROMONTE. IN UN FILM LE VOCI DELLA NDRANGHETA SEGRETA

Nel mirino della ndrangheta. di Francescantonio Falletti. Nasce a Siderno e ad appena sette anni il padre lo manda a Roma per sottrarlo alla mentalità e all’ambiente della Calabria. Qui, finito il liceo “Giulio Cesare”, si iscrive all’università e, rientrato in Calabria per le vacanze, subisce un lungo e doloroso sequestro di persona. Intellettuale di destra, partecipa al dibattito sul futuro di Alleanza Nazionale, e ha pubblicato libri di sociologia e filosofia politica, tra cui: Le sette catastrofi di Renè Thome e le scienze sociali; Il troppo ed il vano; Totalitarismo. Estratto da Nel mirino della ndrangheta: "La statale 106 che collega Reggio Calabria a Taranto è un’enorme Main Street sul cui terreno la legge della pistola sembra sostituire brillantemente la legge dello stato, ma non ci sono sceriffi, né stelle, solo tanta rassegnazione, tanto dolore e fugaci ed anarchiche speranze. Lo stato è assente, lontano, rappresentato da politici mafiosi, uffici inefficienti, cultura ignorante e supponente e poi da forze dell’ordine tanto generose quanto inefficaci...”
Uomini d'onore. Dopo "La musica della mafia", Francesco Sbano, fotografo e regista, è tornato sull'argomento con un documentario dall'approccio inusuale per la Calabria: si inerpica per l'Aspromonte e intervista i malamente. E quasi dimostra che non di delinquenti occasionali si tratta, ma di adepti di una oscura società segreta che per loro vale più della vita stessa. Forse prendendo qualche scorciatoia riassume in questa intervista: "Non è possibile dissociare la mafia dalla cultura calabrese. La mafia è un nostro modo di essere". Il film è valso al suo autore un premio da parte del Comune di San Luca, è stato venduto in Germania e Olanda, ma in Calabria ancora non si è visto.

"CON SOLDI E AMICI PUOI FOTTERE LA LEGGE" - UN REPORTAGE DELLA NPR, LA RADIO PUBBLICA DEGLI USA, SULLA MUSICA DELLA MAFIA. E NON SOLO

Nel 2002 Sylvia Poggioli realizza un reportage sulla Calabria per la radio pubblica statunitense NPR, e racconta il profilo della gente che ha incontrato: il suonatore di tarantelle, quello uscito dalla galera. Riassumendo il passato di uno di loro, "Antonio", procede cosi: "Sulla quarantina, vive in una casa modesta con la moglie. Dice di non aver mai ucciso nessuno, ma ha pagato con otto anni di carcere una condanna per concorso in omicidio ed estorsioni, una pratica che considera del tutto legittima...". Il reportage si conclude con "Sylvia Poggioli, da qualche parte, Calabria". Qui un altro servizio sulla "musica della mafia". Tra gli altri intervengono Mimmo Siclari, Francesco Sbano e Valentino Santagati. I reportages si possono ascoltare con RealPlayer.

giovedì 17 maggio 2007

AL CINEMA / "LA FIEREZZA DEI NONNI, CONTADINI CALABRESI". UN FILM SU UN OPERAIO DI MARSIGLIA TRASMESSO DA ARTE

Arte (la sola tv che merita di esistere) ha trasmesso anni fa un film del 1983 di Robert Guéduiguian, un regista di genitori armeni nato e cresciuto nella Marsiglia multietnica degli anni Cinquanta. Il film si intitola Rouge Midi. La storia comincia cosi: "Quando i bisnonni sbarcarono dalla loro Calabria, fuggendo dalla miseria che regnava laggiù, erano dei contadini. Le loro tradizioni e le loro vite erano rimaste immutabili da tempi immemori, avevano la nobiltà e la veracità dei primitivi. I loro figli sarebbero diventati degli operai, conservando la stessa fierezza di sè, essendo gli aristocratici del proletariato, nobilmente vestiti di blu. Nobiltà e candore li proteggeranno dal ridicolo e dalle offese"...

AL CINEMA / "IL CANTO DEI NUOVI EMIGRANTI". LA VITA E LA MORTE DI FRANCO COSTABILE. UN FILM DI D'AGOSTINO E LAVORATO, PROIETTATO A BRUXELLES

Novacinema è una sala del centro di Bruxelles (Rue d'Arenberg 31000) che dal 1997 programma solo produzioni indipendenti. A ottobre dell'anno scorso in cartellone c'era Il Canto dei Nuovi Emigranti di Felice D'Agostino e Arturo Lavorato, sulla vicenda umana e letteraria di Franco Costabile, forse il più grande poeta che la Calabria abbia avuto. Il documentario è stato premiato al Torino Film Festival 2005. Nello stesso cartellone anche Inatteso di Domenico Distilo, visto alla Berlinale 2006. Un viaggio che toccando la Calabria ripercorre quello di migliaia di migranti costretti a passare da una stazione abbandonata ad un capannone, da un campo di pomodori a una vigna, senza mai incrociare qualcuno che si ricordi della dignità di ogni uomo. Le schede sui film:
Il Canto dei Nuovi Emigranti, di Felice D'Agostino & Arturo Lavorato. "Il canto dei nuovi emigranti" c'est un peu comme un voyage dans l'italianité: de la Calabre à Rome, du sud pauvre au nord riche, de l'isolement à la culture. Inspiré de la vie et d'un poème de Franco Costabile, mort il y a quarante ans, grande personnalité littéraire dans la lignée d'un Giovanni Verga ou Carlo Levi, le film raconte les inquiétudes et les ambitions d'un peuple qui a toujours vécu les affres de l'émigration. Encore aujourd'hui, car la Calabre continue à souffrir de sous-développement économique et d'isolement social et politique. Riche en extraits de films d'archive et d'enregistrements télé de la RAI, le montage du documentaire a requis pratiquement deux ans de travail. Il en découle un film qui soulève une série de questions autour des concepts de "nationalité" et de "régionalisme", ici en l'occurrence spécifiques à l'Italie. Mais il est évident que les mêmes questions pourraient s'appliquer à toute autre identité nationale. (Prix du meilleur documentaire Torino Film Festival 2005).
Inatteso, di Domenico Distilo. "Qui cherche l'asile politique en Italie doit craindre pour sa propre survie. Car il y a des années à attendre sans pouvoir ni travailler ni recevoir aucune forme d'assistance de la part de l'Etat. Difficile de trouver un hébergement, de quoi se nourrir, des informations. Les demandeurs d'asile se réunissent en communautés, construisent des refuges, occupent des bâtiments abandonnés près des lieux agricoles où ils trouvent du travail, souvent saisonniers. Ils survivent grâce aux réseaux de solidarité, aux associations bénévoles et au travail "au noir". A partir de Rome, où une large communauté a occupé les ex-dépôts des Chemins de Fer Italiens, le film retrace les étapes du voyage d'une population nomade, de demandeurs d'asile qui passent d'un boulot saisonnier à l'autre, pour pouvoir survivre. Un voyage dans la géographie des exilés, déserteurs et réfugiés provenant des guerres post-coloniales d'Afrique, nouveaux migrants en Europe." (Berlinale 2006)

martedì 15 maggio 2007

OSSERVATORIO / VISTI DA LONTANO. LE UNIVERSITA' CALABRESI IN ARGENTINA E VENEZUELA. IL VICEPRESIDENTE COLOMBIANO A CATANZARO

La venezuelana Universidad de Oriente e la calabrese Unical hanno firmato lo scorso 9 maggio un accordo di cooperazione per la didattica e la ricerca. L'intesa é stata sottoscritta dai rettori dei due atenei, Milena Bravo de Romero e Giovanni Latorre. A Viedma, nel Rio Negro, stato del sud dell'Argentina, il 15 aprile aspettavano una delegazione calabrese per scambi culturali tra Università. Per la nostra regione c'era l'Istituto Superiore Calabrese di Politica Internazionale (Iscapi) guidato da Salvatore La Porta. A Catanzaro invece, ai primi di maggio, c'è arrivato il vicepresidente colombiano Francisco Santos Calderón, per la firma di accordi di cooperazione nel campo della lotta al narcotraffico e per azione nel sociale. Il lancio dell'Efe aggiunge che la ndrangheta "ha numerosi membri in territorio colombiano". La notizia in Calabria è data con una certa approssimazione. Qui le righe dedicate dalla Gazzetta del Sud e quotate dall'Ansa (strafalcione compreso: si parla di "papaveri da cocaina", sic). Su Francisco Santos, una nota polemica sul manifesto.
Sempre su Colombia e ndrangheta ecco un commento di una agenzia argentina sulla politica nel paese del realismo magico. Scrive tra l'altro: "Chi in Calabria o nel mondo non sa che Salvatore Mancuso è un membro dislocato dalla ndrangheta, e che ha portato in Colombia la brutalità`dei suoi metodi sanguinari, come arricchimento dei metodi insegnati alla Scuola delle Americhe, sperimentata nel Cono Sud americano con il terrorismo di stato?". (Salvatore Mancuso, padre nato a Sapri, secondo molti vicino alla ndrangheta, capo delle Fuerzas de Autodifensas Unidas, squadre paramilitari pagate dai latifondisti e politicamente di destra; Mancuso, che ha un incredibile sito web nel quale si può consultarne la biografia, da qualche tempo ha accettato di parlare e sta rivelando dettagli imbarazzanti per molti, a cominciare dal presidente Uribe. ndr)

domenica 13 maggio 2007

LA PRIMAVERA DI SCULLI. LA STORIA DEL GIOVANE CALCIATORE DALLA LOCRIDE ALLA JUVE DAL CHIEVO AI TRIBUNALI. ERIC GONZALEZ, EL PAIS

"Una storia edificante accadde nella primavera del 2005 in Sicilia. La storia di Giuseppe Sculli, un promettente calciatore calabrese", scrive da Roma Eric Gonzalez, corrispondente del Pais. Un racconto di vite di uomini non illustri (ma alcuni si), che si intrecciano, come spesso accade nel Sud, con le mafie. E che altrettanto spesso non hanno un lieto fine. La storia del giovane Sculli è stata raccontata anche da Repubblica. Sempre su Repubblica è uscito un articolo di Attilio Bolzoni sul calcio amatoriale. Il titolo: "Così i boss gestiscono il calcio".